Registrato sul fondo dell'oceano il maggior numero di pesci in contemporanea

Registrato sul fondo dell'oceano il maggior numero di pesci in contemporanea
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A più di 3.000 metri sotto il livello del mare, gli scienziati hanno riunito un gigantesco sciame di 115 anguille (Ilyophis arx) grazie a un piccolo pacchetto di esche. Il filmato contiene il maggior numero di pesci di acque profonde mai registrato in una sola volta in queste profondità.

"Le nostre osservazioni ci hanno davvero sorpreso", afferma l'oceanografo biologico Astrid Leitner. "Non avevamo mai visto rapporti di un numero così elevato di pesci nelle profondità marine". Lo sciame è stato riunito vicino alla zona di frattura di Clipperton, un luogo in cui vengono estratti alcuni dei metalli e degli elementi più rari e richiesti sul nostro pianeta.

Sono già stati emessi sedici contratti per l'estrazione in più di 1 milione di chilometri quadrati di questa zona, eppure solo una minuscola porzione del luogo è stata campionata, esplorata o mappata dagli scienziati. Molti esperti pensavano che in queste zone non ci fossero forme di vita, ma recenti spedizioni tra le montagne sottomarine sommerse delle Galapagos e al largo della costa della Tasmania hanno rivelato un'abbondanza inaspettata.

Per riunire questa grande quantità di anguille, i ricercatori hanno lasciato cadere un chilo di sgombro davanti a una telecamera. Gli autori dell'esperimento non sono riusciti a trovare nessun altro studio al di sotto dei 1.000 metri che abbia rilevato un numero di pesci simili, anche con quantità di esche superiori. Ad esempio, una carcassa di squalo di 29 chilogrammi a una profondità di 4.400 metri, in uno studio precedente, ha attirato solo 68 creature (lo hanno fatto anche con gli alligatori, ma i risultati sono stati ben diversi).

Non è ancora chiaro se queste anguille (animali davvero incredibili) si siano trovate in queste zone o siano residenti permanenti. "I nostri risultati evidenziano quanto resta ancora da scoprire nelle profondità marine e quanto potremmo perdere se non gestiamo adeguatamente l'attività mineraria", afferma infine Leitner.

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