Questi rettili "impossibili" del Triassico hanno trovato finalmente una spiegazione

Questi rettili 'impossibili' del Triassico hanno trovato finalmente una spiegazione
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Uno dei rettili più studiati e analizzati dai paleontologi è sicuramente il “Tanystropheus”, un animale tanto affascinante quanto misterioso. Soprattutto il suo aspetto fisico è stato spesso oggetto di dibattito: il corpo era lungo - negli esemplari adulti - circa 5 metri, con un collo di oltre 3 metri, quasi sproporzionato.

I primi reperti son stati scoperti nel 1852 e vennero datati a oltre 230 milioni di anni fa, nel pieno Triassico. Varie ossa e parti del corpo son state ritrovate in Oriente e in Cina, ma anche nella nostra stessa Italia. Nel mettere insieme i pezzi e scavando sempre più a fondo nel passato dell’animale, gli scienziati hanno scoperto che era molto più arduo del previsto indentificare tale animale come specie acquatica o di terra. Ad aggravare i dubbi vi era anche il fatto che spesso alcuni fossili erano di grandezze diverse, con esemplari nettamente più piccoli – come una sorta di “specie nana”.

Grazie ad uno studio approfondito, pubblicato su Current Biology, Olivier Rieppel e la sua squadra di zoologi e paleontologi - utilizzando diverse tecniche di scansione tomografica dei crani e delle ossa dei rettili – sono riusciti a ricreare una mappatura 3D completa del Tanystropheus, potendo analizzare dettagli impossibili da rilevare in maniera convenzionale.

La scoperta è stata duplice: l’animale prediligeva l’ambiente acquatico, mostrando nette somiglianze con la morfologia cranica dei coccodrilli moderni (come la posizione delle narici); il problema degli esemplari più piccoli è stata risolta confermando l’opinione più diffusa tra gli esperti: si trattava a tutti gli effetti di una seconda specie molto simile, ma completamente indipendente – e che probabilmente vive in modo simbiotico con i propri “cugini”. Proprio per questo si è deciso di creare due nomenclature diverse: “T. hydroides” per la più grande, e “T. longobardicus” per la più piccola. Cambi di nomenclatura sono già avvenuti di recente, e non è la prima volta che gli scienziati adoperano correzioni e migliorie a lavori precedenti, persino scoprendo nuove specie a volte dimenticate.

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