Ricercatori collocano carcasse di alligatori negli abissi. Ciò che succede è incredibile

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Alligatori e i profondi abissi oceanici possono sembrare una combinazione davvero improbabile. Per questo motivo, gli scienziati hanno deciso di osservare gli effetti della presenza di una fonte di cibo non comune da parte degli animali che vivono a queste profondità. Nonostante le alte aspettative, l'esperimento ha sorpreso gli scienziati.

"Negli abissi, non c'è luce, quindi non c'è fotosintesi", dichiara River Dixon, dottorando presso il McClain Lab dell'University of Louisiana at Lafayette e coautore del nuovo studio. "Ciò significa che gli organismi tipici che formano la base di una rete alimentare, piante o organismi simili a piante, non sono presenti. Invece, il cibo per animali negli abissi proviene da quella che chiamiamo 'neve marina', aggregazioni di frammenti di animali in decomposizione, feci e altri detriti che piovono dalle acque sovrastanti."

"Abbiamo visto alligatori e coccodrilli utilizzare di più gli habitat marini negli ultimi anni [...] quindi abbiamo deciso di fare questo esperimento per studiare l'impatto di una grande carcassa di rettile sulle reti alimentari di queste acque profonde." Per l'esperimento, sono state posizionate lungo il pendio del Golfo del Messico (profondo fino a 2.000 metri) tre carcasse di alligatore.

Nel sito dove era stato piazzato il primo alligatore, la carcassa era stata inondata di isopodi giganti, che hanno penetrato nella pelle del rettile in meno di 24 ore. Successivamente i ricercatori visitarono il secondo alligatore 51 giorni dopo il suo posizionamento, trovando solo lo scheletro e una nuova specie di Osedax, un verme che si nutre di ossa di cetacei. "Con ulteriori sperimentazioni, potremmo essere in grado di capire se questa nuova specie di Osedax sia specializzata nelle ossa dei rettili o se si trovi più ampiamente nelle carcasse di vertebrati nel Golfo", aggiunge Dixon.

Ma a sbalordire di più i ricercatori è stata la terza carcassa: dopo otto giorni dal posizionamento era scomparsa. Tutto, comprese le ossa. Restava solo una piccola depressione nella sabbia, il luogo in cui era stato posizionato il rettile (com'è possibile osservare dall'immagine in calce all'articolo). Ad aver afferrato la preda, afferma il team di Dixon, potrebbe essere stato un grande squalo e, in particolare, uno squalo della Groenlandia o da uno squalo capopiatto.

FONTE: gizmodo
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