Ricercatori creano il primo processore fotonico con un enorme bandwidth

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Un microprocessore, ancora in fase prototipale, con connessioni ottiche è stato sviluppato dalla collaborazione di gruppi di ricerca del MIT, delll’University of California e dell’University of Colorado. Il microprocessore elettronico-ottico integra più di settanta milioni di transistors (più dell’Intel Pentium 4) ed 850 componenti ottici.

Anziché fare utilizzo delle comuni connessioni elettroniche che ben conosciamo, questo prototipo fa utilizzo di filamenti di fibra ottica per trasmettere e ricevere dati da e verso la memoria. La dimostrazione del funzionamento delle interconnessioni ottiche è già avvenuto, tramite un programma grafico che manipolava un’immagine 3D.

Se paragonato ai canonici microprocessori, tale versione ottica può aumentare enormemente il bandwiidt a disposizione, consumando la stessa quantità di energia. Nei test del nuovo chip si è ottenuto un transfer rate di 300 Gigabits per secondo per millimetro quadro. Lo scenario tracciato è quindi roseo, con una larghezza di banda che potrebbe vedere un incremento che va fra le 10 e 50 volte.
Questo bandwidth potrebbe favorire molto le applicazioni nei datacater, credono i ricercatori, visto che il 30% dell’energia disponibile in tali scenari viene impiegata per aumentare i trasferimenti dati per secondo fra il processore, la memoria e le schede di rete.

L’unico neo è che attualmente risulta difficile inglobare un prodotto di questa tipo nella catena di produzione dei microprocessori basati su semiconduttori, e quindi altro lavoro dovrà essere compiuto per creare un impianto ad hoc.

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