Le sanzioni internazionali portano realmente qualche beneficio?

Le sanzioni internazionali portano realmente qualche beneficio?
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Dal momento della sua origine ad oggi, l'Unione Europa ha imposto delle sanzioni a ben 30 paesi e figure internazionali - lo stesso numero di regimi puniti economicamente dall'ONU fin dal 1966. Questa forma di "punizione" è chiaramente meno costosa per gli stati rispetto al dichiarare una guerra, ma è veramente efficace? In pochi casi, sì.

Sophie Marineau, con la collaborazione dell'Agenzia Universitaria della Francofonia, ha voluto sottolineare 5 aspetti che incidono nell'efficacia o meno di una sanzione.

  • L'organizzazione dello Stato

Per quanto siano più rari gli episodi in cui le democrazie vengano attaccate da sanzioni, gli studi hanno dimostrato che i leader di queste siano più inclini a cercare una via diplomatica. Probabilmente questo è dovuto proprio dal sistema democratico: un capo di Stato non può rischiare di perdere la fiducia dei suoi elettori.

Al contrario, la realtà dei regimi autoritari è più complessa. Solitamente le posizioni dei leader politici e militari sono ben consolidate, anche senza il sostegno del popolo. Di conseguenza, una sanzione ha effetto solo se va ad intaccare un qualche elemento su cui il potere si regge: gas, petrolio, prodotti elettronici e così via.

E' più probabile che, quando non si riesce ad arrivare ad un compromesso diplomatico con queste autocrazie, la sanzione venga ignorata e si generi un conflitto.

  • L'obiettivo da raggiungere

David Baldwin, economista ed esperto di scienze politiche, sostiene che l'efficacia di una sanzione dipenda dal suo obiettivo.

Illudersi di poter cambiare un regime autoritario in una democrazia liberale non servirà a nulla. Secondo l'esperto, è più utile "irritare" lo stato che si vuole punire. Come? Con piccole sanzioni che vadano ad ostacolarlo - alzando, come nel caso degli Stati Uniti contro la Cina, i dazi di importazione o provare a danneggiare l'immagine internazionale del paese colpito.

  • La coesione internazionale

Non ha alcun senso, per una singola nazione, imporre delle sanzioni da sola. Per massimizzare le possibilità di successo, bisogna cooperare a livello internazionale. Nei casi in cui quest'unione è mancata, i paesi colpiti hanno sempre cercato delle soluzioni alternative, alleandosi con altri stati.

Questo, per esempio, successe svariate volte durante la Guerra fredda. Un episodio importante da ricordare fu quando, negli anni '60 del Novecento, gli Stati Uniti imposero l'embargo contro Cuba, ma questa collaborò con le autorità sovietiche.

  • Il dissenso della popolazione

E' capitato nel corso della storia contemporanea che la popolazione dei paesi colpiti da sanzioni si radunasse, per breve tempo, intorno alla bandiera nazionale per manifestare il proprio dissenso e legittimando ancora di più, come naturale conseguenza, la posizione di chi la governa.

Per esempio, questo è ciò che avvenne quando, nel 2014, la Russia invase la Crimea e le nazioni occidentali decisero di imporre delle sanzioni al governo di Putin.

  • Il tempo

Il tempo. Una variabile che, in tutti i campi, crea confusione. L'economista Gary Haufbauer sostiene che le sanzioni riescono a sopravvivere per un massimo di 16 anni, per poi decadere - qualunque sia il risultato ottenuto.

Paradossalmente, spesso accade che, alla fine di questo lungo arco di tempo, gli Stati colpiti diventino auto-sufficienti da un punto di vista economico. Da questo consegue l'ampliarsi del divario diplomatico tra chi impone e chi riceve, portando la sanzione ad essere, fondamentalmente, inutile.

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