Sapevate che i batteri dormono con un occhio aperto?

Sapevate che i batteri dormono con un occhio aperto?
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Non vi è bastata la curiosità sui batteri che formano i buchi del formaggio svizzero? Ecco uno studio davvero bizzarro, su questi microscopici esseri viventi.

Fino ad oggi, si è sempre pensato che le spore (ovvero i batteri nella condizione di inattività) fossero del tutto prive di attività biologica. Tuttavia, il team di ricercatori guidati da Kaito Kikuchi ha rilevato che non è proprio così. I microrganismi sarebbero infatti in grado di elaborare segnali ambientali anche quando il batterio non produce alcuna energia.

La nuova ricerca ha evidenziato come i batteri stessi, abbiano la capacità di "dormire con un occhio aperto" anche quando si trovano in uno stato apparentemente silente. Ma per quale motivo dovrebbo consumare energia?

È emerso che tale peculiarità, gli consentirebbe di percepire gli input provenienti dall'ambiente circostante per capire quando risvegliarsi e ricominciare a crescere. Il team di ricerca ha utilizzato un modello matematico effettuando esperimenti su migliaia di spore del batterio Bacillus subtilis, comunemente presente nel suolo.

Grazie a queste, è stato possibile rilevare che il passaggio dalla condizione di inattività a quella vitale, è dato da una modificazione nello stato elettrochimico, molto simile a quello che avviene nei neuroni. Senza scendere troppo in dettagli di fisiologia, nel momento in cui le spore iniziano a ricevere segnali dall'ambiente circostante, rilasciano alcuni ioni che una volta raggiunta una certa soglia, determineranno il risveglio dei batteri.

Altra caratteristica decisamente particolare, è che lo stato dormiente potrà essere prolungato addirittura per anni o decenni, fino al raggiungimento di condizioni maggiormente favorevoli.

Sulla base di quanto detto, bisognerebbe inoltre porre maggiormente attenzione sui batteri super resistenti che sviluppano antibiotico resistenza. Si tratta di uno dei più gravi e pericolosi mali del nostro secolo, purtroppo decisamente sottovalutato da medici e pazienti, che potrà essere affrontato solo imparando a conoscere sempre più i nostri piccoli (ma letali) nemici.

FONTE: science
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