Questo scheletro è di un soldato romano che diede il suo aiuto ad Ercolano nel 79 d.C.?

Questo scheletro è di un soldato romano che diede il suo aiuto ad Ercolano nel 79 d.C.?
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Lo scheletro che vedete in foto venne trovato sulla costa di Ercolano nel 1982 e venne subito riconosciuto come una tra le numerose vittime dell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Da allora, però, i resti di questo individuo hanno stimolato particolarmente il dibattito accademico, portando i ricercatori a domandarsi: "Chi era quest'uomo?".

Nel corso degli ultimi decenni, gli archeologi sono riusciti ad individuare il ruolo che questa persona ebbe nella società romana, ovvero quello di soldato. Questo perché al momento del ritrovamento, insieme ai frammenti ossei, vennero identificati anche i resti dell'armatura che portava addosso.

E' stata proprio quest'ultima l'oggetto di interesse dell'ultimo studio di Francesco Sirano, un ricercatore che lavora presso il Parco Archeologico di Ercolano.

Sottoponendo l'intero scheletro e la sua secolare protezione bellica alla spettrofotometria XRF, una particolare tecnica di analisi che permette di conoscere la composizione chimica dei singoli campioni, si è scoperto che l'armatura del soldato fosse composta anche da metalli preziosi, come l'oro e l'argento - indice, quindi, dell'alto rango militare che ricopriva l'uomo.

Tuttavia, Sirano sottolinea nel suo studio che non sono pervenute, fino ad oggi, delle fonti che mostrino la presenza, nell'Ercolano del 79 d.C., di un corpo militare composto da anche membri dell'élite.

Ponendo a confronto i risultati della ricerca con la peculiarità delle forze belliche della città dell'epoca, alcuni studiosi hanno iniziato a fabbricare una teoria sensata, ma tanto discussa.

Alcune testimonianze storiche, in merito al 79 d.C., ci parlano di Caio Plinio Secondo, meglio conosciuto come "Plinio il Vecchio" (23-79). Questo insaziabile scrittore, naturalista e comandante militare romano non solo è noto per la sua vastissima produzione letteraria (sia scientifica che umanistica) perduta, ma anche per la sua morte.

Di essa ce ne parla il figlio adottivo, Plinio il Giovane (61-113), in una lettera scritta allo storico romano Tacito (56-120). Viene raccontato che, quando il Vesuvio iniziò ad eruttare, il comandante militare si trovava a capo di una flotta. Conscio di ciò che stava avvenendo, corse in aiuto di una sua amica, una certa Rectina, guidando le sue navi verso la città di Stabia. Tuttavia, i prodotti dell'eruzione resero impossibile la fuga degli abitanti e dei soccorritori, lasciandoli morire tra atroci sofferenze.

In questo piano di soccorso, afferma Sirano, è possibile che ci fossero stati dei volontari che decisero di dirigersi verso Ercolano, tra cui il soldato ritrovato nel 1982.

A confermare quest'ipotesi sarebbero ulteriori reperti ritrovati nelle vicinanze dei resti dell'uomo, come 12 denarii (due monete d'oro e dieci d'argento). Questa cifra, in particolare, corrispondeva allo stipendio mensile di una guardia pretoriana - un ruolo militare molto importante ed ambito durante i primi decenni dell'Impero romano.

Alcuni storici, tuttavia, non supportano questa teoria. Per esempio, Roy Gibson, un antichista presso l'Università di Durham (Inghilterra) sottolinea come Plinio il Vecchio avesse diretto la propria missione di soccorso verso Stabia, non Ercolano. E', quindi, poco probabile che alcuni soldati si siano staccati dal gruppo principale, diminuendo, così, le forze a disposizione del loro capitano.

Oppure vi sono esperti, come Pedar Foss, antichista presso la DePauw University nell'Indiana (Stati Uniti), che affermano come Ercolano fosse stata sepolta dai prodotti dell'eruzione molto prima di Stabia.

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