Quella volta che Scipione l'Africano pensò di essere dentro un anime giapponese

Quella volta che Scipione l'Africano pensò di essere dentro un anime giapponese
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Publio Cornelio Scipione, noto ai più come Scipione l’Africano, appena compiuti diciassette anni, dovette assistere alla disfatta del padre, proprio contro il condottiero punico Annibale, presso il Ticino.

Quell’esperienza per l’Africano era la prima volta sul campo da guerra e nulla di più tragico poté inaugurare la sua leggendaria carriera, prima da milite e poi da condottiero. I soldati della Numidia, alla sella dei loro destrieri, umiliarono totalmente i capitolini,ivi compreso il padre di Cornelio Scipione.

Dietro questa sconfitta schiacciante c’era il genio di Annibale che aveva così organizzato l’esercito: la cavalleria pesante al centro della formazione bellica, mentre ai lati tuonavano le truppe leggere, in modo da giustiziare i romani che apparirono sul loro cammino.

L’Africano però non poteva rimanere con le mani in mano. Si fece coraggio, guardò suo padre e si scagliò contro i nemici. Grazie allo storico Polibio, abbiamo una testimonianza dell’episodio.

«Quando, durante la battaglia, egli vide che suo padre insieme ad altri due o tre cavalieri era stato circondato dai nemici ed era stato ferito pericolosamente, dapprima cercò di incitare i cavalieri del suo seguito ad accorrere con lui in aiuto del padre, poi, poiché quelli esitavano, spaventati dalla moltitudine dei nemici che avevano circondato il console, egli stesso si lanciò coraggiosamente contro gli avversari e costrinse così anche gli altri a seguirlo. I nemici spaventati si dispersero e Publio, salvato insperatamente, alla presenza di tutti proclamò il figlio suo salvatore».

Quell’impeto di furia permise a Roma di guadagnare tempo per la ritirata, mentre l’Africano poteva tornare in patria insieme all’omonimo padre. Come potete immaginare, questa storia non era altro che la prefazione di una carriera fatta di successi, soprattutto contro lo stesso Annibale.

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