Scoperto il cranio più antico degli Austrolopitechi, il lontano parente di Lucy

Scoperto il cranio più antico degli Austrolopitechi, il lontano parente di Lucy
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Il teschio di un australopiteco risalente a 3.8 milioni di anni fa, è stato trovato ad Afar, in Etiopia. In precedenza, questa specie di ominidi era nota solo da frammenti di cranio, denti e ossa degli arti.

Ad effettuare il ritrovamento è stato un abitante del luogo, Ali Bereino, mentre stava scavando un'area per le capre. Alcuni frammenti di cranio, trovati in un substrato di arenaria, potrebbero essere stati frantumate dai zoccoli degli animali.

Questo potrebbe spiegare la mancanza di alcuni pezzi, nonostante la meticolosa ricerca dei paleontologi nell'area circostante. "Abbiamo setacciato un'area di circa 25 metri quadrati", ha spiegato il paleoantropologo Yohannes Haile-Selassie.

La "caccia" non è però andata male, e i ricercatori hanno trovato un cranio, due pezzi di osso zigomatico sinistro e altri frammenti appartenenti alla testa. Insieme, questi resti hanno rivelato delle caratteristiche facciali mai viste prima.

Il team ha confrontato le caratteristiche morfologiche del fossile, chiamato Australopithecus anamensis, con altre specie di ominidi e primati, tra cui l'A. afarensis - la specie a cui appartiene "Lucy".

"3.8 milioni di anni fa, i nostri antenati erano più scimmieschi che umani", afferma Haile-Selassie. Inoltre, secondo i ricercatori, le due specie di Australopiteco si sovrapposero per circa 100 mila anni (una scoperta che contraddice l’ipotesi secondo cui la scomparsa della prima specie avrebbe dato origine alla nascita della seconda).

Tra i ricercatori coinvolti nello studio ci sono anche Stefano Benazzi e Antonino Vazzana del Dipartimento di Beni culturali dell’Università di Bologna, che hanno lavorato alla scansione MicroCT e alla ricostruzione 3D del cranio fossile.

Finora, abbiamo avuto un grande divario tra i primi antenati dell’uomo conosciuti, di circa 6 milioni di anni fa, e specie come Lucy, di circa 3 milioni di anni fa. Questa scoperta fa da collegamento tra questi due gruppi”, afferma Stephanie Melillo dell’Istituto tedesco Max Planck.

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