Scoperto nuovo tipo di esplosione stellare: ecco a voi la 'micronova'

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Mentre gli occhi di molti appassionati restano puntati sulla più grande cometa mai avvistata, gli astronomi gioiscono alla scoperta di un nuovo tipo di esplosione stellare che potrebbe aiutarci a scoprire meglio le esplosioni termonucleari sulle stelle morte: ecco a voi la “micronova”!

Scoperto dall'astrofisico Simone Scaringi della Durham University nel Regno Unito e dai suoi colleghi, questo fenomeno è stato visto sulla superficie delle nane bianche che assorbono materiale da una vicina binaria, portando così a una esplosione termonucleare localizzata capace di bruciare una quantità enorme di materiale stellare in poche ore.

Le nane bianche, dunque, quando si trovano in sistemi binari possono funzionare come “macchine esplosive termonucleari” che continuano a strappare materiale dalla compagna diventando una “nova ricorrente”: sebbene si tratti di un evento piuttosto raro, dato che nella Via Lattea fino a oggi ne sono stati identificati solamente dieci, esso vede le due stelle girare l'una intorno all'altra, con la nana bianca più piccola e più densa pronta ad assorbire idrogeno riscaldandosi. Periodicamente, pressione e temperatura sono sufficienti all’innesco di una esplosione termonucleare che porta all’espulsione violenta del materiale in eccesso.

Ad aiutare gli esperti a identificare questa micronova è stato il telescopio TESS, con il quale i ricercatori hanno proprio visto lampi più piccoli rispetto a una nova, scovando infine una nana bianca precedentemente sconosciuta in un sistema binario stretto: “Per la prima volta, abbiamo visto che la fusione dell'idrogeno può avvenire anche in modo localizzato. L'idrogeno combustibile può essere contenuto alla base dei poli magnetici di alcune nane bianche, in modo che la fusione avvenga solo in tali poli. Questo porta allo scoppio da circa un milionesimo della forza di una nova, da cui il nome micronova”, ha spiegato l'astronomo Paul Groot.

Ora saranno necessarie nuove analisi per comprendere al meglio il fenomeno, in maniera tale da osservare nuovamente altri sistemi che sono rimasti avvolti da questo mistero per decenni.

Rimanendo nello spazio, eccovi la storia del professore che voleva distruggere la luna con armi nucleari.

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