Scopriamo la golosa storia del cioccolato, da snack per l'élite a semplice dolce di massa

Scopriamo la golosa storia del cioccolato, da snack per l'élite a semplice dolce di massa
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Il cioccolato, al contrario di quello che potremmo pensare, presenta una storia molto interessante, che non pone le sue radici nei tempi moderni, bensì cinque millenni fa. Esso nacque come "bevanda per gli dei" nelle remote foreste pluviali dell'America latina, percorrendo un lungo processo evolutivo che l'ha portato ad essere un "dolce di massa".

Le prime tracce dell'uso del chicco di cacao vengono fatte risalire, sulla base di fonti archeologiche, ad un'antica civiltà della Foresta Amazzonica (nell'odierno Ecuador) di 5300 anni fa, i Mayo-Chinchipe.

E' stato scoperto che per questa popolazione, come tante altre loro contemporanee, il cioccolato non fosse un semplice alimento. Esso aveva un ruolo politico, religioso e spirituale - tanto che la bevanda che veniva creata con i chicchi di cacao era usata durante i riti mistici o curativi. Una cosa sicuramente non insolita nelle società mesoamericane, solite vedere le piante aldilà del loro semplice uso alimentare.

Si pensava, infatti, che il cioccolato fosse un ottimo energizzante e che potesse dare una sorta di effetto afrodisiaco per potersi mettere a contatto con le divinità. Il più chiaro esempio di questa visione sono proprio i reperti risalenti alle antiche civiltà Maya, dai quali si può evincere la sacralità del chicco di cacao e di ciò che da esso si poteva creare.

Com'era prevedibile, i primi conquistatori spagnoli, giunti nell'America latina, scoprirono l'esistenza del cioccolato e decisero di importarlo in Europa intorno al XVI secolo.

La bevanda creata dalle tribù native americane era troppo amara per il gusto europeo. Per questo, la tra la grande élite che poteva permettersi i costi dell'esportazione di un bene di lusso non necessario e la sua trasformazione, si cominciò ad aggiungere alla ricetta indigena cannella e zucchero di canna.

Per un primo periodo i grandi aristocratici delle corti europee credevano che il cioccolato, tanto usato tra i ricchi capi tribù latini, fosse una sorta di elisir magico con effetti benefici per la salute. Questa convinzione portò l'America latina, soprattutto intorno all'area equatoriale, a diventare una grande piantagione di cacao dove schiavi nativi e africani venivano costantemente sfruttati.

Questa situazione di produzione intensiva e schiavismo si perpetrò fino ai primi decenni dell'Ottocento, quando lo schiavismo cominciò ad essere fortemente osteggiato e si cominciarono ad usare metodi più meccanici per facilitare la tostatura del chicco e la sua divisione tra parte grassa e secca. Inoltre, il prezzo generale della cioccolata cominciò ad abbassarsi, finendo per arrivare anche nelle case delle persone meno agiate.

Sarà, però, nel 1847 che la compagnia britannica J.S. Fry & Sons creerà la prima barretta di cioccolata al mondo per come la conosciamo, unendo il burro di cacao, la polvere dei chicchi e lo zucchero. Invece, l'azienda concorrente, la Cadbury's, diede inizio alla tradizione di San Valentino di regalare dei cioccolatini.

In questo goloso discorso non può mancare la Svizzera. Se prima il cioccolato era, come lo definiremo oggigiorno, "fondente", lo svizzero Daniel Peter riuscì ad inserire nella produzione delle sue tavolette il latte in polvere creato da Henri Nestlé. Venne prodotta, così, la prima cioccolata al latte.

Durante i ruggenti anni '20 del XX secolo, le barrette di cioccolato erano ormai diventate il dolcetto che tutti desideravano, dai più ricchi ai più poveri. Si pensa che negli Stati Uniti, all'epoca, ne esistevano 40 mila qualità diverse sul mercato.

Se si osservano, invece, i dati più odierni, secondo delle ricerche riportate sul sito Statista.com, il mercato della cioccolata, nel 2016, ha raggiunto i 100 miliardi di dollari, di cui solo 25 negli Stati Uniti.

FONTE: History
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