Secondo Bloomberg ci sarebbero nuove prove sul caso di hacking cinese in USA

Secondo Bloomberg ci sarebbero nuove prove sul caso di hacking cinese in USA
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Il presunto caso di hacking cinese ai danni di alcuni colossi tecnologici statunitensi si fa ancora più fitto. Bloomberg, che per primo aveva riportato alcuni indizi sul fenomeno "tampering", ora rincara la dose con alcune nuove dichiarazioni molto importanti ai danni di Supermicro.

Stando al report pubblicato dal sito, l'hardware con il quale erano costruite le schede madri fornite Supermicro era "compromesso", e sarebbe stato rimosso dalle compagnie americane coinvolte solo lo scorso agosto. Tra le aziende colpite dall'hardware modificato ci sarebbe anche "un colosso americano delle telecomunicazioni", ma nel report non viene specificato quale, e non vengono forniti ulteriori dettagli sul caso.

Inizialmente queste accuse sono state mosse da Yossi Appleboum, co-chief financial officier dell'azienda Sepio Systems, ed il suo passato nell'intelligence israeliana gli conferisce una certa credibilità.

"I dispositivi menzionati nel report non fanno parte del nostro network, e quindi non siamo affetti dai problemi riportati" afferma AT&T attraverso il suo portavoce Fletcher Cook. Anche Sprint, tramite le parole di Lisa Belot, fa sapere che "Sprint non utilizza alcun hardware prodotto da Supermicro"; stesso discorso per Verizon, che dichiara di "non essere affetto dai problemi descritti nel report". Rimane fuori solo T-Mobile, che non ha ancora risposto alle accuse.

Anche Apple, in una lettera indirizzata al Congresso degli Stati Uniti, ha affermato di non essere stata colpita dal caso "Tampering".

FONTE: WCCFTech
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