Il segreto del pesce che assorbe la luce scoperto dagli scienziati

Il segreto del pesce che assorbe la luce scoperto dagli scienziati
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Per chi non lo sapesse, sì: esiste un pesce in grado di assorbire la luce, da non confondere con l'iconico pesce lanterna di Nemo, dato che qui stiamo parlando di un altro tipo di pesce abissale. Dopo svariati studi, finalmente gli scienziati sono riusciti a scoprire il segreto di questa specie, ovvero il modo in cui questi pesci assorbono la luce.

In particolare, stando anche a quanto riportato da ArsTechnica e ScienceFocus, la pelle dell'Anoplogaster cornuta, questo il nome della specie di pesci coinvolti, è in grado di assorbire il 99,95% della luce che la colpisce grazie ai suoi granuli ricchi di pigmenti (melanina). In parole povere, solo il 0,05% della luce viene riflessa, grazie alla conformazione della pelle del pesce coinvolto. Insomma, gli scienziati sono riusciti a risolvere il "mistero".

Ma qual è l'ambiente in cui vive questa specie di pesci? Le profondità dell'oceano, un luogo in cui la luce non riesce essenzialmente a penetrare. Qui prendono dunque vita delle creature diverse dai pesci a cui si fa riferimento nell'immaginario comune. In apertura abbiamo citato il pesce lanterna di Nemo. Ebbene, anche questa famiglia di pesci, conosciuta come Lofiformi (Lophiiformes), è perlopiù abissale e può utilizzare la bioluminescenza per cacciare le prede (in Nemo, Dory si avvicina affascinata, abboccando all'esca). Se volete approfondire, vi consigliamo di consultare questo articolo del New York Times, in cui si fa specifico riferimento alla rana pescatrice (anglerfish).


Tornando alla scoperta degli scienziati, tutto è partito quando Karen Osborn, del Museum of Natural History (Smithsonian), si è accorta di riuscire a fotografare come si deve solamente due specie di pesci abissali, ovvero il succitato Anoplogaster cornuta e l'Idiacanthus antrostomus (conosciuto anche come drago di mare nero e appartenente alla famiglia Stomiidae, è il pesce che potete vedere nell'immagine presente in calce all'articolo). In seguito a questa scoperta, Osborn decise di farsi aiutare dal biologo Sönke Johnsen della Duke University, in modo da comprendere il motivo per cui la sua Canon DSLR Mark II con obiettivo macro da 65 mm e quattro flash riuscisse a catturare bene solamente queste due specie.

Questo ha portato a risolvere il "mistero". Nel caso ve lo stiate chiedendo, sì: anche l'Idiacanthus antrostomus, il drago di mare nero, è in grado di assorbire la luce. Infatti, la melanina, un pigmento presente anche nella pelle umana che ci protegge dai "danni" causati dalla luce solare, è contenuta in granuli che vengono chiamati melanosomi, che a loro volta sono contenute in cellule dal nome di melanofori. Nel caso di questi pesci, i melanofori formano uno strato continuo nella pelle, quindi, quando la luce colpisce il pesce, essa viene quasi interamente assorbita.
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