Seriamente, che fine ha fatto il gatto di Julian Assange?

Seriamente, che fine ha fatto il gatto di Julian Assange?
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Dopo l'arresto di Julian Assange si è a lungo chiacchierato sulle sorti del suo celebre gatto. The Verge ha provato a capire che fine abbia fatto, arrivando a formulare quattro ipotesi. Due scherzose, una rassicurante, e un'altra ancora più inquietante.

La notizia principale di questa settimana è stata quella dell'arresto di Julian Assange, e ora si discute delle sorti della libertà di stampa nel mondo. Una sua condanna potrebbe avere grosse ripercussioni per il giornalismo negli Stati Uniti d'America. E infatti, proprio per non creare un pericoloso precedente ma tentare di punire allo stesso tempo il fondatore di Wikileaks, gli USA hanno scelto di virare dal reato di pubblicazione di materiale protetto a concorso in violazione di sistema: Assange avrebbe provato, senza successo, ad aiutare Chelsea Manning a decrittare una password. La Manning è stata nuovamente arrestata poche settimane fa per aver deciso di non testimoniare contro Wikileaks.

In questa complicata e delicatissima vicenda, qualcuno si è tuttavia lasciato distrarre da un'altra questione evidentemente più marginale — ma non per questo completamente priva di importanza. Che fine ha fatto il popolare gatto di Assange, più volte fotografato mentre si affacciava dalle finestre dell'ambasciata dell'Ecuador?

The Verge ha provato, senza risultato, a capire cosa gli sia successo dopo l'arresto del suo padrone. Ci sono quattro ipotesi principali, sintetizza il magazine. Due sono serie, le altre chiaramente no:

  • È stato restituito alla famiglia di Assange
  • È stato affidato ad un gattile
  • È stato eliminato perché sapeva troppo
  • Allo stesso tempo è stato restituito, è stato affidato ad un rifugio per gatti ed è stato eliminato perché sapeva troppo. "Ma solo se smettiamo di indagare ora e non controlliamo più il suo stato".

L'Ambasciata dell'Ecuador aveva rinfacciato al fondatore di Wikileaks di trascurare il suo gatto, creando problemi per lo staff della struttura. Così a Julian Assange è stato detto chiaramente che nel caso non avesse "provveduto da solo al suo igiene" se ne sarebbero sbarazzati. L'ambasciata dell'Ecuador ha raccontato al magazine filo-russo Sputnik News che il gatto non era più da loro almeno dallo scorso settembre, e che era stato preso in custodia da un partner di Wikileaks. Un tweet di Hanna Jonasson dello scorso novembre aveva spiegato che, proprio per via delle minacce dello staff dell'ambasciata, il leaker era riuscito ad affidarlo alla sua famiglia.

Ma questa ipotesi non persuade il giornalista James Ball, ex collaboratore di lunga data di Assange. "Il gatto di Assange è stato affidato ad un rifugio per gatti dall'ambasciata dell'Ecuador diversi secoli fa, così è stato riportato", ha infatti twittato. Ball ha detto di essersi offerto di adottarlo, e ha sottolineato che Assange non ha assolutamente nessun famigliare nel Regno Unito.

The Verge ha contattato gli uffici stampa dell'ambasciata e di Assange senza successo. Gli unici a rispondere ai giornalisti del webmagazine sono stati quelli della Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals —la più grossa organizzazione di tutela per gli animali del Paese— che hanno detto di non sapere se il gatto sia stato affidato o meno in una delle loro strutture per animali.

FONTE: The Verge
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