La Siberia è ancora in fiamme: rilasciate le stesse quantità di CO2 del Portogallo

La Siberia è ancora in fiamme: rilasciate le stesse quantità di CO2 del Portogallo
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Il 2020 non è iniziato per niente bene nelle "fredde" lande della Siberia. In questo luogo, da aprile, è iniziata la stagione degli incendi e da allora non si è più fermata. A questo aggiungiamo i due incidenti ambientali causati da un'industria russa e abbiamo uno scenario degno delle migliori distopie.

La Siberia è stata il luogo più insolitamente caldo sulla Terra per tutto l'anno. Questa tendenza è destinata a continuare, e gli impulsi di calore si propagheranno in tutta la regione - almeno - per metà luglio. Gli incendi remoti, infatti, sono stati quasi impossibili da controllare e monitorare. A seguito di questa attività, la regione ha inviato grandi flussi di carbonio nell'atmosfera. A giugno 2020, infatti, la Siberia ha registrato il più alto livello di emissioni di carbonio dagli incendi, con circa 59 megatoni di anidride carbonica rilasciati nell'atmosfera.

Stiamo parlando di una quantità equivalente a tutte le emissioni annuali del Portogallo. Gli incendi non stanno solo bruciando la foresta, ma si stanno propagando attraverso la tundra a nord del circolo polare artico. I satelliti hanno catturato un incendio che si è acceso a soli 48 chilometri dall'Oceano Artico; l'incendio più a nord mai visto. I fuochi nella tundra sono un problema, poiché la zona contiene vaste riserve di paesaggi ricchi di carbonio, come torbiere e permafrost.

Ciò significa che gli incendi, a loro volta, potrebbero innescare una sorta di "ciclo": i fuochi della Siberia rilasciano carbonio che, a sua volta, contribuiscono a riscaldare il pianeta; questo riscaldamento rende più probabili gli incendi e conseguentemente lo scongelamento del permafrost. Questo scenario potrebbe essere molto comune in futuro, e fra circa 30 - continuando in questo modo - diventerà la norma.

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