Simbolo di orgoglio patriottico e oppressione: ecco cos'è il monte Rushmore

Simbolo di orgoglio patriottico e oppressione: ecco cos'è il monte Rushmore
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Il Monte Rushmore è uno dei simboli più importanti degli Stati Uniti, al punto da essere considerato il "Santuario della democrazia". Tuttavia, non tutti la vedono così. Per i nativi americani quel sito rappresenta non tanto la libertà, ma l'oppressione portata avanti contro i loro avi.

Nel massiccio montuoso delle Black Hills vivevano da tempo comunità indigene che, pur con qualche conflitto, erano riuscite a rispettare i confini di ciascuna. Fra le più importanti vi erano la tribù Lakota e Sioux.

Con la prima, nel 1868, il governo locale del Dakota del Sud aveva firmato un accordo che avrebbe dovuto impedire che l'esterno invadesse i territori degli indigeni. Era stato sancito il cosiddetto "Trattato di Fort Laramie".

Questo già instabile patto politico non durò molto. Quando la caccia all'oro cominciò a diffondersi per tutto lo stato, i rappresentanti governativi fecero pressioni alle comunità di lasciare alcune loro terre volontariamente o sarebbero state loro confiscate. I nativi, naturalmente, si opposero e, pur protestando, alla fine dovettero cedere di fronte all'intervento del governo federale.

Quello fu solo uno tra i tanti episodi di protesta che si sarebbero susseguiti nei secoli successivi. Il culto degli antenati era, ed è, molto importante per gli indigeni. Perdere delle terre e il contatto ancestrale con esse per l'avidità di qualche uomo considerato più "potente" era inaccettabile.

Il momento decisivo, per ribadire questo concetto, arrivò nell'agosto del 1970. Un gruppo di nativi salì sul Monte Rushmore, arrivando a 3000 piedi di altezza, e si accampò. La protesta pacifica che stavano muovendo aveva un obiettivo preciso e ben radicato: rendere nuovamente valido il Trattato di Fort Laramie, perché non vi era mai stata una volontà aperta delle autorità di trovare una soluzione diplomatica diversa.

Per tutto un anno vi fu un continuo tira e molla tra arresti e altri raggruppamenti che si insediavano sul monte. Si conta che vennero arrestati in tutto 20 nativi. Il numero così apparentemente basso era dovuto alla volontà dei capi tribù di far allontanare i più giovani quando giungevano informazioni sul graduale avvicinamento dei ranger del parco.

Negli anni '80, per cercare di mettere una pezza al problema, la Corte Suprema decise di compensare la comunità Sioux con 105 milioni di dollari. Tuttavia, la cifra venne rifiutata. Le tribù, unite sotto un'unica grande bandiera, continuarono a ribadire la restituzione delle terre attorno al monte.

Recentemente le comunità, che ancora rivendicano la legittimità del loro territorio, hanno proposto delle modifiche al parco. Per esempio, ritengono giusto che venga narrata, durante le visite, anche la storia degli indiani d'America presenti da molto prima. Questo implicherebbe, però, far perdere il puro valore simbolico delle figure rappresentate. I presidenti scolpiti, infatti, oppressero più volte le comunità native.

Per esempio, Washington, padre fondatore degli Stati Uniti, divenne noto tra le tribù indigene come "il distruttore di città", dopo aver dato l'ordine di saccheggiare e radere al suolo le terre della comunità Iroquois nello stato di New York nel 1779.

Jefferson, primo autore della Dichiarazione d'Indipendenza e sostenitore del "diritto alla felicità", diede l'ordine di invadere varie terre native senza rispettare i valori che propinava.

E Roosevelt? Anche lui si era sempre dimostrato ostile nei confronti degli indiani d'America, affermando nel 1886:"Non dico che tutti i buoni indiani siano morti, ma credo che 9 su 10 lo siano".

Persino Lincoln, simbolo di unità, diede l'ordine di uccidere per impiccagione 38 nativi, ordendo una delle più grandi esecuzioni di massa su suolo americano.

FONTE: History
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