Questo sistema usa la fotocamera dello smartphone per diagnosticare infezioni virali

Questo sistema usa la fotocamera dello smartphone per diagnosticare infezioni virali
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La combinazione di smartphone e intelligenza artificiale si è rivelata particolarmente interessante in una recente ricerca del Brigham and Women's Hospital della Harvard Medical School, dove un team di ricercatori ha sviluppato un modo per usare la fotocamera per diagnosticare e testare le infezioni virali.

Come si può leggere dal report pubblicato sulla rivista Science Advances, gli esperti guidati da Mohamed S. Draz hanno creato con successo un sistema che prevede l’uso di un microchip catalitico esterno e uno smartphone con un algoritmo di apprendimento profondo (deep learning) addestrato proprio per permettere a personale non medico di testare una varietà – ancora limitata – di infezioni virali.

Ma come funziona? Come potete vedere anche dall’immagine visibile in calce all’articolo, i campioni vengono inseriti in un canale sul dispositivo con microchip catalitico, il quale poi viene cosparso di una piccola quantità di perossido di idrogeno. La reazione che segue porta alla formazione di alcune bolle, le quali si sviluppano secondo schemi unici in base al virus nel campione; successivamente l’utente dovrà solamente puntare la fotocamera dello smartphone verso tale campione e avviare l’algoritmo per riconoscere la presenza del virus in questione.

Il tempo necessario per completare il processo ammonta a circa 50 minuti, secondo gli ultimi test effettuati dal team di ricercatori del Brigham and Women's Hospital. Finora l’IA è stata addestrata a riconoscere i virus Zika, epatite B ed epatite C con una precisione del 99%; sebbene al momento siano pochi, i dottori sono sicuri che trattandosi di un sistema economico e portatile in futuro potrà essere usato molto facilmente da chiunque.

L’unico step che manca ora è insegnare al sistema a riconoscere sempre più virus e infezioni, ma i ricercatori hanno suggerito che la tecnologia non necessiterebbe di molto tempo per riuscire a raggiungere la stessa precisione detta precedentemente anche in altri casi. Infine, secondo loro il sistema potrebbe immediatamente utile nelle aree a rischio di infezione prive di laboratori di test, come per esempio i paesi del terzo mondo.

Rimanendo nel mondo della medicina e della tecnologia, ad agosto è stato creato un altro sistema analogo che permetterebbe di sfruttare la fotocamera degli smartphone per diagnosticare il diabete mellito di tipo 2. O ancora, verso fine novembre un gruppo di ricercatori dell’ETH di Zurigo ha creato delle “micromacchine” in metallo e plastica stampate in 3D e in grado di somministrare farmaci in punti praticamente irraggiungibili, trattare aneurismi o anche effettuare procedure chirurgiche particolarmente complesse.

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