I siti archeologici uzbeki vengono distrutti giorno dopo giorno e a nessuno interessa

I siti archeologici uzbeki vengono distrutti giorno dopo giorno e a nessuno interessa
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La questione uzbeka sul preservare i siti archeologici è molto complessa e forse è questo il motivo per cui a tanti non sembra interessare. In essa entra in gioco un grande quesito: come poter salvaguardare la storia di uno dei territori più antichi al mondo e allo stesso tempo fronteggiare una costante crescita demografica?

Il fulcro di tutta la discussione è rappresentato da una città particolare dell'Uzbekistan: Yakkabagh. Essa si trova a soli 20 chilometri di distanza da un altro centro urbano molto importante da un punto di vista storico, Shahrisabz (dal persiano "città verde") - cosciuto come l'antica città di Kesh, un nucleo commerciale e politico sia nell'antica Asia centrale sia durante l'Impero Mongolo.

Questa città, infatti, non solo fu il luogo di incontro tra Alessandro Magno e la moglie Rossane intorno al 328 a.C., ma fu anche la città di nascita del quattordicesimo conquistatore turco-mongolo, Tamerlano (1336-1405 d.C.).

Yakkabagh, al contempo, è ricca di tesori archeologici che, possibilmente, potrebbero risultare più antichi persino della data stimata in cui Shahrisabz venne fondata. Per questo, gli archeologi hanno fatto pressione al governo uzbeko per poter ricevere dei permessi per effettuare degli scavi.

Tuttavia, questi sono stati loro negati. La motivazione che i ricercatori hanno ricevuto sembra semplice: la popolazione cresce giorno dopo giorno ed è necessario sostituire alcuni siti archeologici con nuovi centri urbani dove le persone possano vivere.

Effettivamente, la scusa riportata dalle autorità non è falsa. L'Uzbekistan è lo stato più popoloso dell'Asia Centrale. Si pensa che se la crescita demografica non si fermerà, entro il 2030 il paese potrà raggiungere gli 80 milioni di abitanti per una terra che si estende solo per 447 mila e 400 chilometri.

Per quanto la preoccupazione sia legittima, il problema risiede nel come gestire la situazione. Distruggere siti considerati patrimonio dell'UNESCO per permettere ai cittadini di costruire case in maniera illegale non è la miglior strategia politica.

Inoltre, sembra che nemmeno le autorità riescano a dare un resoconto preciso sui danni arrecati. Per esempio, riguardo il distretto di Yakkabagh, il Ministro della Cultura uzbeko ha confermato che i siti archeologici presenti nel luogo siano stati solo danneggiati in seguito ai lavori di ampliamento urbano. Al contrario, il servizio stampa dello stesso ministero ha affermato che alcuni luoghi storici siano andati completamente distrutti.

Questo è solo uno dei tanti dilemmi che affliggono una terra così ricca come quella dell'Asia Centrale e, per quanto ci sia in gioco il patrimonio di intere civiltà che hanno formato la nostra storia, si continua ad ignorare il tutto e lasciare che la palla venga gestita solo da piccoli gruppi accademici che non possono avere tanta voce in capitolo.

E' giusto precisare che queste cose non accadono solo in quei paesi dal mondo politico complesso e così distanti dalla nostra percezione. In Inghilterra, per esempio, in questo momento si sta discutendo sulle implicazioni che la costruzione di una galleria autostradale sotto Stonehenge potrebbe avere sul sito.

FONTE: RFERL
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