Smaltire i detriti spaziali: Una "vela" per farli deorbitare e disintegrare nell'atmosfera

Smaltire i detriti spaziali: Una 'vela' per farli deorbitare e disintegrare nell'atmosfera
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David Spencer della Purdue University, professore associato di aeronautica e astronautica, intende sviluppare un sistema per rallentare i detriti spaziali fino a che non raggiungono l'atmosfera, dove si disintegreranno. Il dispositivo affiancherebbe le tecnologie di SpaceX e Boeing.

La questione della cosiddetta "spazzatura spaziale" è alquanto spinosa: Tutta quella serie di rottami, satelliti disattivati e componenti o di razzi che naturalmente si distaccano durante le diverse fasi di una missione, stanno lentamente ritornando sulla Terra. Non tutti insieme ovviamente. Alcuni di questi detriti di solito rientrano in atmosfera dopo alcuni anni, tuttavia se l'orbita da loro percorsa è più alta, il rientro ritarda fino ad un secolo.

Tutto ciò costituisce un problema perché "Ci sono un certo numero di orbite così popolate di satelliti in disuso e detriti di veicoli spaziali, che si sta raggiungendo un punto critico di saturazione", spiega il professor Spencer. "Una volta raggiunto il punto di saturazione critico, possono verificarsi una serie di collisioni a cascata incontrollate, rendendo l'orbita inutilizzabile e nel mix di migliaia di satelliti che le compagnie stanno pianificando di lanciare in orbita nei prossimi anni, il problema diventa ancora più urgente".

"L'applicazione su cui stiamo lavorando è una drag sail", prosegue. L'intento è usare questa sorta di "vela" come dispositivo frenante, aumentando la superficie su cui si genera attrito: In sostanza, l'intento è quello di diminuire l' energia meccanica dell'orbita aumentando la superficie del velivolo, per ottenere una maggiore dissipazione di energia e sfruttare l'atmosfera per rallentare il velivolo ulteriormente, facendolo deorbitare (posizionarlo su di un orbita più bassa). Questa "vela" potrebbe essere lanciata assieme ai satelliti satelliti, ed essere dispiegata dopo la conclusione della missione.

"Lavorare con gli studenti su progetti che faranno avanzare l'industria aerospaziale e avvantaggiare la società in generale, è davvero gratificante", conclude Spencer.

Recentemente, vi abbiamo parlato del test ad opera dello Space Center dell'Università del Surrey: Una gigantesca rete che ha catturato con successo dei detriti spaziali in orbita, per la prima volta nella storia.

Crediti immagine: Purdue University photo/Rebecca Wilcox

FONTE: phys
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