Ecco SOFIA, l'aeromobile che ha guidato l'incredibile annuncio della NASA

Ecco SOFIA, l'aeromobile che ha guidato l'incredibile annuncio della NASA
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In queste ore la NASA ha proclamato una sensazionale scoperta riguardo la Luna, correlata alla ventura esplorazione con equipaggio umano che avverrà con il progetto Artemis. Lo strumento utilizzato è stato il quanto mai singolare “osservatorio aereo” SOFIA. Vale la pena conoscerlo più a fondo, insieme ad alcune foto in calce alla news.

Lo “Stratospheric Observatory for Infrared Astronomy” (SOFIA) è un progetto ideato più di una decina di anni fa, e che nasce sostanzialmente come collaborazione tra l’agenzia spaziale americana e quella tedesca (la DLR). Grazie agli sforzi congiunti delle due compagnie, il veicolo è tutt’ora uno strumento insuperato nella ricerca astronomica, soprattutto se si pensa a quanto è stato utile in questi anni grazie alle sue osservazioni nell’infrarosso.

SOFIA è costato oltre due miliardi di euro, ma ha ripagato ampiamente questo investimento grazie alla sua utilità e praticità: sebbene sia un bestione delle stesse fattezze di un Boeing 747P (il classico “Jumbo Jet”), la sua caratteristica principale è quella di essere un osservatorio mobile di grande versatilità, pronto ad essere portato anche in zone remote del pianeta.

Molti telescopi moderni hanno aperture più grandi, strumenti più potenti, ma sono costretti ad osservare esclusivamente dal posto in cui sono stati costruiti. SOFIA, invece, può essere portato dove c’è bisogno, e ha permesso molte osservazioni di eventi transitori che spesso si verificano negli oceani dove non ci sono telescopi. Ad esempio, gli astronomi incaricati al progetto, hanno studiato eventi come le eclissi di Plutone, osservazioni di Titano e di Ultima Thule, l'obiettivo finale del fantastico fly-by della sonda New Horizons. Ma perché l’osservatorio lavora principalmente nell’infrarosso?

Gli oggetti celesti, che siano stelle, galassie, pianeti o nebulose emettono la loro energia in molteplici lunghezze d’onda ma soprattutto in quella infrarossa e spesso sono invisibili se osservati con la luce visibile. Come se non bastasse, le nuvole terrestri composte da gas e polvere bloccano la luce emessa dagli oggetti più distanti, mentre quella ad infrarossi penetra "più o meno" indisturbata. Ecco, quindi, che è nata l’idea di costruire un osservatorio che possa stare al di sopra delle nuvole (ad un’altitudine media di 13km) e che operi con una lunghezza d’onda assai utile.

SOFIA, se doveste mai avere la fortuna di visitarla dall’intero, potrebbe sembrare uno di quegli aerei top secret e avanzatissimi che spesso si vedono nei film d’azione: non ci sono posti di prima, seconda e terza classe, ma enormi computer, server e strumentazioni importanti come polarimetri, telecamere e spettrometri. Senza dimenticare il principale telescopio Cassegrain integrato e dotato di uno specchio primario dal diametro di 2.5 metri. L’aeromobile è capace di volare per circa 10 ore prima di dover atterrare e fare rifornimento.

Un tempo più che consono per una degna osservazione astronomica. Inoltre, questo tornare sulla terraferma, è un vantaggio in più rispetto ai telescopi spaziali: se uno strumento o uno specchio dovesse rompersi o creare problemi, a SOFIA basterebbe atterrare e in poco tempo riceverebbe tutte le dovute cure. Un telescopio spaziale invece, se in orbita bassa, potrebbe sperare di ricevere un po’ di manutenzione, ma se fosse spedito più lontano (come il futuro James Webb Telescope) allora ci si può solo augurare che duri il più a lungo possibile.

FONTE: NASA
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