Spagna: segnalati episodi di censura online durante il referendum

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Il fine settimana scorso è stato letteralmente infuocato per la Spagna e la Catalogna, con disordini durante il referendum per l’indipendenza, che come noto non è stato riconosciuto dal governo di Madrid.

I disordini, a quanto pare, avrebbero riguardato anche il web.

Secondo quanto riportato da alcuni siti, il governo spagnolo avrebbe applicato una vera e propria censura, bloccando le registrazioni dei domini .cat dal registro e oscurando più di 140 siti web e servizi, che continuano ad essere bloccati anche oggi.

Il tutto è cominciato il 13 Settembre, quando la Guardia Civil, impugnando un mandato della Corte Suprema, ha sequestrato il dominio referendum.cat, ma poco dopo il sequestro si è stato esteso anche a siti-specchio come ref1oct.cat e ref1oct.eu, che sono stati sequestrati come se fossero stati ospitati su un dominio .cat, ed è stata seguita la stessa procedura applicata a siti web come The Pirate Bay.

Il 23 Settembre è stato addirittura emesso un altro mandato di censura, particolarmente notevole in quanto permetteva alla Guardia Civil di bloccare non solo dei siti web con dei determinati domini, ma anche altri siti che contenevano qualsiasi tipo di materiale legato al referendum. Quest’ordine avrebbe accelerato ulteriormente il blocco e la censura, in quanto le autorità non necessitavano di alcun altro ordine del tribunale. Sono infatti stati bloccati siti web di organizzazioni non-profit e dei partiti, che non ero direttamente legati al quesito referendario .

Venerdì scorso il tribunale ha ordinato a Google di rimuovere dal Play Store l’applicazione per votare dagli smartphone Android.

Un gruppo di attivisti online su Twitter, ha aperto un account @censutra1oct in cui spiega in maniera molto precisa le tecniche di censura utilizzate per bloccare i siti web e servizi. La particolarità però è data dal fatto che, sebbene il referendum sia ormai passato da qualche giorno, la censura resta ancora attiva.

E’ bene però ricordare che la censura governativa è vietata dall’articolo 19 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, oltre che dall’articolo 10 della Convenzione Europea, che prevedono la diffusione libera delle informazioni.

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