Speciali nanoparticelle permettono una migliore guarigione dai traumi al cervello

Speciali nanoparticelle permettono una migliore guarigione dai traumi al cervello
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L’iniezione di speciali nanoparticelle nel sangue potrebbe aiutare chi ha ricevuto un danno cerebrale ad evitare gravi conseguenze. Questo è quanto dichiarato dai ricercatori di Chicago che stanno già effettuando con esiti positivi i primi test sui topi e sperano che lo stesso risultato venga presto raggiunto anche sugli esseri umani.

In seguito a un trauma, i tessuti spesso si gonfiano per via delle cellule immunitarie che affluiscono nel sito del danno. Quando però avviene nel cervello questo può essere molto pericoloso, perché le ossa del cranio non permettono un’eccessiva espansione. La pressione che ne risulta può risultare fatale.

Le nuove nanoparticelle potrebbero servire come “distrazione” per il nostro sistema immunitario. Due o tre ore dopo un trauma cranico, i topi dell’esperimento hanno ricevuto diverse iniezioni di minuscole particelle biodegradabili formate da un polimero già approvato dalla FDA, dello stesso tipo utilizzato nelle suture dissolventi.

Invece di raggiungere il cervello, le cellule immunitarie chiamate monociti hanno fagocitato le nanoparticelle per poi raggiungere la milza ed essere eliminate. Il risultato è stato che i topi che hanno ricevuto il trattamento hanno avuto un recupero migliore rispetto a quelli a cui non sono state somministrate. Dieci settimane dopo, infatti, sia il gonfiore che le cicatrici erano decisamente meno gravi. Inoltre, rispondevano meglio alla luce ed erano in grado di attraversare senza esitazioni una piccola scala.

Il neurologo Kessler avverte, tuttavia, che ci sono molte differenze tra le lesioni cerebrali dei topi e quelle umane, a partire ad esempio dai tempi di recupero. E i modi in cui il cervello di un uomo soffre in seguito a un trauma non portano semplicemente all'attivazione dei monociti. Nonostante questo lo scienziato si è dimostrato fiducioso, e spera che questo trattamento venga applicato anche ad altri disturbi che comportano una risposta immunitaria potenzialmente dannosa.

Lo sapevate che un altro studio sul cervello dei topi ha portato alla scoperta delle sue proprietà autorigenerative?

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