Furono le squadre della corsa dei carri a salvare Costantinopoli dall'invasione unna

Furono le squadre della corsa dei carri a salvare Costantinopoli dall'invasione unna
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La corsa dei carri era una particolare competizione che si diffuse sia nella Grecia antica che nel mondo romano. Non si sa di preciso quando quest'attività inizio a diventare un'usanza culturale in due delle più importanti civiltà antiche, tuttavia, la sua esistenza si dimostrò essenziale anche nei momenti di maggiore crisi.

In particolare, sulla base delle fonti giunte fino ad oggi, la corsa dei carri, anche detta "ludi circenses", fu un elemento di comunione quando l'Impero di Roma si vide diviso tra Occidente ed Oriente.

Il gioco, se così è possibile chiamarlo, subì delle modifiche nel passaggio tra Grecia antica, Etruria e Roma. Il modello d'organizzazione, con l'ascesa di quest'ultima, cambiò, portando i gareggianti a dividersi in squadre, che erano espressione dei vari gruppi di sostenitori e finanziatori.

I corridori, detti "aurighi", erano dei veri e propri professionisti, sui quali gli spettatori spesso e volentieri scommettevano. Si andavano a creare, così, delle vere e proprie tifoserie, i cui contrasti, violenti o meno, potevano influenzare anche il mondo politico, sociale e religioso.

Basti pensare la particolare attenzione che Nerone prestava alle corse e come queste gli servirono a guadagnare la fiducia del popolo.

Con la caduta ufficiale dell'Impero romano d'Occidente, nel 476 d.C., l'importanza delle corse cominciò a declinare, ma non nella controparte orientale.

A Costantinopoli questo sport continuava ad essere visto come un modo per rafforzare il ruolo socio-politico ed economico dell'élite e, allo stesso tempo, riunire la popolazione comune in qualcosa che li appassionava. La sua importanza si rivelò essenziale anche quando la città venne minacciata dalla sempre più pericolosa avanzata degli Unni, guidati dal generale Attila.

Era, infatti, il 447 d.C., quando le mura costantiniane e teodosiane vennero danneggiate gravemente da una serie di terremoti. Attila, approfittando di questa rara occasione, decise di correre verso la ricchissima capitale imperiale per conquistarla e sancire la sua egemonia.

L'allora imperatore d'Oriente, Teodosio II, ordinò al suo prefetto dell'urbe, Ciro Panopoli, di condurre le ricostruzioni necessarie il più velocemente possibile. Tuttavia, quello che veniva chiesto era riparare circa 5630 metri di mura - un'impresa, quindi, titanica per l'epoca.

Come poteva Panopoli soddisfare il bisogno impellente del suo imperatore? Facendo competere gli aurighi.

Ogni squadra dei ludi circenses doveva occuparsi di una piccola porzione muro. Per invogliarli a lavorare al meglio e il più velocemente possibile, si creò una "piccola" sfida, dove avrebbe vinto il team più capace e veloce.

Con più di 16000 uomini, le mura vennero restaurate in soli 60 giorni, come testimoniano due iscrizioni in greco e latino su una delle porte presenti nella cinta.

Consci della nuova difesa della città, gli Unni abbandonarono il loro obiettivo principale e si diressero verso i Balcani orientali, conquistando svariati piccoli centri urbani - sempre sotto la reggenza dell'Imperatore di Costantinopoli-.

Sfortunatamente, anche se Bisanzio era stata salvata dall'incredibile spirito competitivo dei suoi aurighi, Teodosio II si vide costretto, alla fine, ad accettare una pace umiliante per salvaguardare gli ultimi territori non colpiti dall'invasione unna.

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