Stampa 3D, che confusione di sigle: ecco cosa significano FDM, SLA, DLP

Stampa 3D, che confusione di sigle: ecco cosa significano FDM, SLA, DLP
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Abbiamo già visto alcuni dei più utilizzati materiali per la stampa 3D e abbiamo provato ad accennare brevemente in che modo vengono utilizzati. Cerchiamo dunque di scoprire le principali tecnologie attualmente disponibili per il mercato consumer.

FDM - Fused Deposition Modeling
Si tratta probabilmente del metodo di stampa 3D arrivato per primo nelle nostre mura domestiche. Quando parliamo di FDM ci riferiamo alle stampanti a filamento, ovvero la più diffusa metodologia di Additive Manufacturing, presenti sul mercato in molteplici forme e aspetti ma tutte definite cartesiane, poiché sfruttano metodologie diverse per spostarsi sugli assi X, Y e Z, ovvero altezza, larghezza e profondità, per depositare materiale su un piatto, riscaldato o meno, secondo quanto preimpostato su un software apposito.

Per "preparare" una stampa 3D occorre infatti utilizzare un software chiamato slicer, e ne esistono tantissime varianti gratuite tra cui le più famose sono Ultimaker Cura e PrusaSlicer. Questi programmi ci permetteranno di importare modelli 3D creati da zero o scaricati da internet e di affettarli lungo l'asse Z, ovvero l'altezza, livello sopra livello.

Sarà compito di questo programma dare specifici comandi di movimento sugli assi cartesiani del cosiddetto estrusore, cioè quello che in gergo viene chiamato asse E, che contiene la punta riscaldata che fonde il filamento depositandolo sul piatto, o bed.

MSLA o LCD
La stampa a resina è considerata il metodo più antico di stampa 3D, nonostante la sua recente introduzione nel mercato desktop. Si tratta di un metodo di stampa che riesce a produrre modelli incredibilmente dettagliati a partire da una resina liquida fotosensibile che si solidifica mediante la proiezione dei livelli sul fondo trasparente di una bacinella. La fonte luminosa a raggi UV, nelle stampanti domestiche, è solitamente uno schermo LCD e la qualità della stampa dipende strettamente dalla risoluzione dello schermo e le dimensioni, per via della presenza di un pannello, sono solitamente contenute.

DLP
La stampa DLP appartiene alla stessa famiglia delle stampanti MSLA e sfrutta lo stesso principio di solidificazione dei livelli a partire dal fondo di una bacinella contenente resina liquida.
L'enorme differenza fra le due tecnologie sta però nell'assenza dello schermo LCD. Nelle stampanti 3D DLP, infatti, la proiezione avviene in maniera indiretta, attraverso una fonte luminosa che va a infrangersi contro migliaia di microscopici specchi che la riorientano livello dopo livello sul fondo della bacinella. Questa metodologia, per via della sua complessità, è stata finora principalmente sfruttata in ambito professionale. A breve però Anycubic lancerà la sua Photon Ultra, il primo modello DLP destinato al mercato consumer.

Se siete interessati a entrare nel mondo dei maker, vi consigliamo di dare un'occhiata alla nostra selezione delle migliori stampanti 3D economiche.

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