Studiata l'incredibile vista "indiretta" di queste parenti delle stelle marine

Studiata l'incredibile vista 'indiretta' di queste parenti delle stelle marine
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E’ stato svelato l’incredibile meccanismo con cui una particolare specie acquatica, imparentata con le stelle marine, riesce a “osservare” l’ambiente che la circonda pur non possedendo occhi.

Questo studio, eseguito dall’Università di Oxford, ci mostra come la specie Ophiocoma wendtitt abbia sviluppato un meccanismo biologico che le consente di “osservare”, pur non possedendo veri e propri occhi. Ma questa non è l’unica stranezza di questa specie che ricorda una stella marina e con la quale ha un certo grado di parentela. L’animale marino, infatti, cambia il colore della cute tra il giorno e la notte e questo meccanismo potrebbe essere legato alla capacità visiva dell’animale. Abbiamo detto che questa specie non possiede occhi ma, invece, lungo tutta la cute, conserva tantissime cellule, migliaia probabilmente, che sono estremamente sensibili alla luce.

Per capire come questa lontana parente delle stelle marine riesca ad “osservare” usando questi sensori gli scienziati che hanno condotto lo studio hanno sottoposto l’animale a moltissimi test diversi. Ciò che è emerso è che l’animale percepisce le zone dove la luce fa contrasto, quindi zone più chiare e zone più scure. Questa abilità è utile in quanto le zone dove vi è una differenza di illuminazione sono quelle che offrono un riparo dalla luce e quindi sono aree in cui l’animale può nascondersi dai predatori. Questa capacità si è sviluppata in relazione all’ambiente in cui vivono, ovvero le scogliere tropicali, dove la luce riesce a penetrare facilmente lo strato di acqua e le scogliere offrono molti rifugi naturali.

Tuttavia, questo meccanismo riesce a funzionare anche grazie il particolare pigmento di questi animali. Di giorno, infatti, questi animali hanno un colore particolare, scuro, che diminuisce l’angolo con cui la luce riesce a raggiungere i sensori facendo in modo che la troppa luce non renda la vista dell’animale difficoltosa. Insomma, questo particolare pigmento funziona come una paio di occhiali da sole, se vogliamo, limitando la luce che colpisce le cellule sensoriali disperse sul corpo.

FONTE: Phys.org
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