Lo studio sulla calotta cranica di un nostro antenato ci dice di più sull'evoluzione umana

Lo studio sulla calotta cranica di un nostro antenato ci dice di più sull'evoluzione umana
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E’ stato condotto un interessante studio su dei crani fossili di un nostro antico predecessore vissuto sulla Terra tra i 3,8 ed i 2,9 milioni di anni fa.

La storia evolutiva dell’uomo è lunga e complessa, non piena di misteri e di nozioni che ancora dobbiamo scoprire ed imparare. Tuttavia, uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances mette in luce una scoperta che riguarda un nostro antenato: l’Australopithecus afarensis. Questo ominide è vissuto in Africa tra i 3,8 ed i 2,9 milioni di anni fa. Aveva una postura eretta ed utilizzava degli strumenti fatti in legno. Da questo punto di vista si potrebbe pensare che la struttura cerebrale di questo nostro antenato fosse più simile a quella degli esseri umani piuttosto che delle scimmie. Lo studio di un organo complesso come il cervello non è semplice perché esso si decompone facilmente e non fossilizza.

Da questo di vista, per scoprire qualche informazione sul cervello dei nostri antenati si deve lavorare in maniera indiretta. Ed è quello che ha fatto un team di scienziati andando ad analizzare la cavità cranica di otto Australopithecus afarensis. Utilizzando la tomografia computerizzata gli scienziati hanno raccolto delle “impronte” cerebrali di questi otto individui ed hanno notato che una particolare sezione del lobo occipitale (lobo che si trova dietro la nuca), chiamata solco lunato, si sporgeva in avanti come succede nelle scimmie. Da questo punto di vista il cervello dell’Australopithecus sembra sia più vicino a quello delle scimmie rispetto a quello degli ominidi. Di contro, però, due degli otto teschi studiati appartenevano ad individui morti molto giovani che avevano poco più di due anni.

Lo studio della calotta cranica in questi individui giovanissimi ha fatto capire agli scienziati che il cervello impiegava anni a raggiungere le dimensioni massime. Questo significa che i piccoli di Australopithecus erano completamente dipendenti dai genitori e dalle cure parentali per molti anni. Questa caratteristica è una delle basi della nostra cognizione e del comportamento sociale caratteristico della nostra specie. Queste scoperte lasciano intendere, come scrivono gli scienziati che hanno partecipato allo studio, che l’evoluzione del cervello umano è avvenuta in maniera frammentaria e non uniforme.

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