Questo studio mostra come le nanoplastiche stanno scalando la catena alimentare

Questo studio mostra come le nanoplastiche stanno scalando la catena alimentare
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Tra tutte le catastrofi ambientali, di cui l’uomo è responsabile, sembra sempre di più passare in sordina il problema delle microplastiche. Anche se hai un orticello dove coltivi di tutto e di più, perché non vuoi mangiare alimenti ricchi di conservanti e additivi, sappi che stai ingerendo delle minuscole e pericolose particelle di plastica.

Sembra paradossale, ma ormai fanno parte della nostra dieta. Per nanoplastiche, si intendono quelle particelle ottenute dall’alterazione di pezzi di plastica più grandi, a causa di fattori esterni. Anche gli animali, totalmente innocenti e vittime di questa piaga, sono costretti a cibarsi di piante che sono inevitabilmente a contatto con questi residui (animali che la maggior parte della popolazione mondiale mangia).

I ricercatori europei, guidati dal biologo Fazel Monikh dell'Università della Finlandia orientale, hanno dimostrato questo processo in laboratorio alimentando delle foglie di lattuga con minuscole particelle di polistirene e cloruro di polivinile. Conseguenzialmente, dopo 14 giorni, è stato dato l’ortaggio a delle mosche (Hermetia illucens), quindi hanno dato quelle larve a dei pesci (Rutilus rutilus), dopo altri 5 giorni. Al termine di questo processo, gli studiosi hanno sezionato e campionato i tessuti di ogni “livello” (lattuga, mosca, pesce) della catena alimentari.

Individuare le microplastiche è estremamente complesso, soprattutto per i “viaggi fisiologici” che hanno compiuto ai fini dell’esperimento, così i ricercatori hanno aggiunto al composto iniziale un raro elemento, il gadolinio, per rintracciarle più facilmente. La squadra ha utilizzato un microscopio elettronico a scansione, per assicurarsi che le particelle di plastica ricoprissero totalmente il metallo, per ridurne gli effetti biologici.

La buona notizia è che la biomagnificazione non sembra verificarsi con questi tipi di nanoplastiche nelle specie studiate. Questo fenomeno consiste nell’aumento di concentrazione di sostanze chimiche assorbite a livelli trofici inferiori. Questa eventualità è più associabile all’azione del mercurio e dei policlorobifenili.

Le immagini, tuttavia, hanno rivelato nanoplastiche nelle branchie, nel fegato e nell'intestino dei pesci, nella bocca e nelle viscere degli insetti e nelle foglie della lattuga. C’è anche da specificare che le due plastiche, il polistirene e il cloruro di polivinile, si comportavano in maniera differente lungo il percorso della catena alimentare. Ad esempio, la lattuga assorbe meno polistirene, quindi, veniva trasmesso molto di meno alle mosche e ai pesci, rispetto al cloruro di polivinile.

"I nostri risultati mostrano che la lattuga può assorbire le nanoplastiche dal suolo e trasferirle nella catena alimentare", afferma Monikh. "Ciò indica che la presenza di minuscole particelle di plastica nel suolo potrebbe essere associata a un potenziale rischio per la salute degli erbivori e degli esseri umani, se questi risultati dovessero essere generalizzabili ad altre piante e colture e ai campi".

Sapevate che sono state trovate delle microplastiche anche nel nostro sangue?

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