Il telescopio spaziale James Webb svelerà i segreti delle galassie nane vicine

Il telescopio spaziale James Webb svelerà i segreti delle galassie nane vicine
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Un team di astronomi osserverà le galassie nane che si trovano nei pressi della Via Lattea e della galassia di Andromeda con il telescopio James Webb, in due studi. Esaminare questi "vicini di casa" aiuterà gli scienziati a conoscere le proprietà delle galassie e della materia oscura.

Nel primo studio, il team acquisirà conoscenza della materia oscura misurando i movimenti delle stelle (chiamate rispettivamente Draco e Sculptor) in due galassie nane verso la Via Lattea. Nel secondo studio, gli scienziati esamineranno i movimenti di quattro galassie nane attorno ad Andromeda, per determinare se le galassie più piccole orbitano all'interno di un piano, così come i pianeti attorno al nostro Sole.

Se dovessero farlo, questa scoperta avrebbe importanti implicazioni per la comprensione della formazione dei sistemi stellari. A guidare entrambi gli studi è Roeland van der Marel dello Space Telescope Science Institute (STScI).

Studiando come si muovono le stelle, i ricercatori saranno in grado di determinare come viene distribuita la materia oscura in queste galassie. "Come si formano le strutture nell'universo dipende dalle proprietà della materia oscura che comprende la maggior parte della massa nell'Universo", spiega van der Marel. Il team studierà la distribuzione della materia oscura nei centri delle galassie nane per determinare le proprietà di temperatura di questo misterioso fenomeno.

Mentre la Near Infrared Camera (NIRCam) di Webb studierà Draco e Sculptor, un altro strumento, il Near Infrared Imager e Slitless Spectrograph (NIRISS), esplorerà la periferia delle galassie nane. Consentendo due misure indipendenti dello stesso soggetto.

Nel secondo studio, i ricercatori vogliono determinare il movimento delle galassie nane intorno ad Andromeda. Risultati significativi potrebbero avere implicazioni molto utili per le future ricerche scientifiche, fornendo ulteriori vincoli agli scienziati che sviluppano modelli teorici di formazione di galassie.

"È una situazione molto delicata, perché sostanzialmente ciò che vogliamo misurare sono movimenti molto piccoli", spiega Andrea Bellini della STScI. "L'accuratezza che vogliamo ottenere è come misurare qualcosa che si sposta di qualche centimetro all'anno sulla superficie della Luna, vista dalla Terra."

Il tutto grazie al telescopio spaziale James Webb, solo uno dei futuri strumenti di prossima generazione.

FONTE: phys.org
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