Le televisioni americane non vogliono più le pubblicità delle sigarette elettroniche

Le televisioni americane non vogliono più le pubblicità delle sigarette elettroniche
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In alcuni Paesi nel 2019 le pubblicità di prodotti a base di nicotina sono ancora legali. Succede ad esempio nella vicinissima Germania, dove nelle metropoli è facili imbattersi in cartelloni giganti delle principali marche di sigarette, ma anche negli USA. Ora però la CNN non vuole più accettare pubblicità di sigarette elettroniche.

La scelta è stata spinta dal problema da un problema di salute nazionale: oltre 400 fumatori di e-cig si sono ammalati gravemente nell'arco di pochissimi mesi. Le autorità mediche americane non hanno ancora capito quale sia l'elemento chimico responsabile dei malori e della morte di almeno 5 persone.

Negli USA sono sempre di più le persone convinte che, in assenza di prove certe che inchiodano un certo prodotto o un determinato brand, debbano venire ritirate dal mercato tutte le sigarette elettroniche. Di questo avviso è ad esempio Mitt Romney, ex candidato repubblicano alla Casa Bianca.

La CDC e l'American Medical Association hanno invece chiesto ai fumatori di interrompere l'assunzione di nicotina tramite il vaping, almeno finché non verrà fatta luce sul problema.

Ora la CNN ha deciso di interrompere la messa in onda degli spot pubblicitari della Juul, azienda dietro ad una delle più popolari (ma anche molto controverse) e-cig sul mercato. Jeff Zucker, N.1 dell'emittente televisiva, ha annunciato la novità durante una riunione del board e l'ha successivamente confermata anche al Daily Beast.

"Date le ultime notizie —si legge nel comunicato— sulle serie condizioni mediche e sulle morti connesse a questa categoria di prodotti, la CNN ha revisionato le sue policy in materia di inserzioni pubblicitarie e spot da parte delle aziende produttrici di sigarette elettroniche, pertanto non manderà più in onda spot che rientrino in questa categoria a partire da adesso".

Non un addio definitivo, ad ogni modo. Il portavoce che ha parlato con il Daily Beast ha specificato che le policy saranno nuovamente cambiate laddove nuove informazioni scagionassero le sigarette elettroniche — ad esempio perché si proverà definitivamente che il problema riguarda solo i liquidi a base di THC.

Juul a differenza di altre aziende del settore ha speso decine di milioni di dollari in campagne inserzionistiche tradizionali, raggiungendo gli americani attraverso la TV, i quotidiani e le radio.

La Juul è anche accusata di aver spinto molti teenager all'utilizzo degli svapatori. Questo perché l'azienda vende una e-cig molto "trendy" (ha la forma di una chiavetta usb allungata) oltre che una moltitudine di pod aromatizzati ai gusti più vari —dalla mela verde, alla panna cotta. E sono proprio i pod aromatizzati, secondo molti esperti, ad essere una grande attrattiva per i fumatori più giovani. Motivo per cui il Michigan ne ha vietato la vendita, mentre sempre più persone —incluso Donald Trump— ne chiede un ban generale.

L'Italia è sempre stato uno dei Paesi più all'avanguardia sul fronte del contrasto al fumo. Se da una parte le sigarette sono liberamente vendute sotto il monopolio di Stato, dall'altra una legge ha vietato la possibilità di pubblicizzare i prodotti a base di tabacco già nel 1962, con parecchi anni (in molti casi decenni) di anticipo rispetto agli altri Paesi occidentali. Poi, nel 2003, la Legge Sirchia ha anticipato molte delle normative sul fumo nei luoghi pubblici che sono diventate, solamente successivamente, parte del diritto dell'UE.

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