Teorie del complotto sui fatti storici: aumentano le preoccupazioni degli studiosi

Teorie del complotto sui fatti storici: aumentano le preoccupazioni degli studiosi
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Le teorie cospirazioniste sono dure a morire, per qualsiasi campo a cui fanno riferimento. Eppure, sembra che, da un punto di vista storico, sono sempre più rumorose le voci che sostengono fatti falsati o distorti. Di conseguenza, è diventato un compito sempre più urgente per il mondo accademico intraprendere un nuovo approccio alla divulgazione.

Il professore di storia Richard Evans, per esempio, si è fatto promotore di una vera e propria battaglia ai falsi storici riguardo la Germania nazista della Seconda Guerra Mondiale.

Una delle credenze più accreditate nei circoli di complottisti, sostiene Evans, è proprio la teoria che vede Hitler e la sua compagna, Eva Braun, non aver mai commesso il suicidio nel 1945, perché considerato "un gesto tanto codardo e drastico". Molti sostengono che scapparono in Argentina insieme ad altri importanti gerarchi nazisti, come Josef Mengele o il celebre Adolf Eichmann.

Fin dalla fine del XX secolo vennero pubblicati milioni di libri su questo argomento e, grazie ai mezzi più recenti, molti canali di "divulgazione" hanno dato spazio a documentari proprio a sostegno di quest'ipotesi, invece di chiarire i fatti reali con dati scientifici - come, per esempio, le analisi dei denti del dittatore nazista.

Un'altra teoria che circola molto tra i complottisti è il sostenere che il Protocollo dei Savi di Sion, un chiaro falso documentale del XX secolo creato nella Russia imperiale per diffondere l'odio verso gli ebrei, dica, in realtà, la verità.

L'idea che gli ebrei e i massoni fossero pronti a conquistare tutto e creare un nuovo ordine mondiale venne già sfata nel giornale "Times" di Londra nel 1921, dimostrando che il documento era frutto di plagio di precedenti opere satiriche e romanzi non correlati agli ebrei. Eppure ancora oggi se ne parla e molti sostengono che sia vero.

Tutto quello che le teorie del complotto sui fatti storici hanno in comune è che spesso usano delle testimonianze orali che hanno distorto i fatti e, nonostante vi siano infinite evidenze scientifiche che provano il contrario, queste si diffondono su larga scala. La chiave del loro successo tra la popolazione è, secondo Evans, il riuscire a "frammentare la complessità della politica e della società" in una pillola più facile da ingerire.

La complessità degli eventi, degli studi intrapresi dal mondo accademico, spesso appaiono talmente spaventosi che risulta più facile credere in persone che si presentono "semplici" come noi e che affermano di conoscere la vera Verità. Non ha nemmeno più importanza, dice Evans, quanto folle possa essere una teoria e quanto accreditata possa essere - ci sarà sempre qualcuno che, invece di approfondire l'argomento, ci crederà ciecamente.

Per questo negli ultimi anni, soprattutto con il proliferare di discussioni fantasiose su Internet e di fake-news, gli storici hanno cominciato a studiare questo curioso fenomeno con maggiore interesse, arrivando anche a scontrarsi su quale sia il dovere degli esperti in questo campo: è giusto modificare il proprio linguaggio e il proprio modo di divulgare oppure sarebbe meglio rinchiudersi nella propria bolla di poche persone e continuare ad approcciarsi alla storia con un metodo chiaro e uno sguardo critico?

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