Questo nuovo test potrebbe diagnosticare il Parkinson in soli 3 minuti (basta un tampone!)

Questo nuovo test potrebbe diagnosticare il Parkinson in soli 3 minuti (basta un tampone!)
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Sulla scia dell’articolo che pubblicammo, circa una nuova chiave di lettura del morbo d’Alzheimer, torniamo a disquisire di malattie che ancora oggi rappresentano una grande sfida per la medicina: il morbo di Parkinson. Gli scienziati hanno scoperto un nuovo metodo rapido e affidabile per identificare la patologia.

Il test viene eseguito in appena 3 minuti, avvalendosi di un tampone cutaneo. Il fine ultimo è quello di analizzare la composizione chimica del sebo, un olio ceroso naturale prodotto dalle pelle, che si presenterebbe in modo differente nelle persone affette da Parkinson.

Ad oggi non è mai stato riconosciuto nessun tipo di test che potesse determinare questa malattia. "Questo test ha il potenziale per migliorare enormemente la diagnosi e la gestione delle persone con malattia di Parkinson", afferma il neurologo Monty Silverdale, dell'Università di Manchester nel Regno Unito. Sembra che i ricercatori abbiano iniziato a lavorare alla sintesi del tampone analizzando il caso di una donna scozzese affetta da iperosmia ereditaria, ovvero una maggior sensibilità agli odori.

La signora Joy Milne, molti anni prima che a suo marito gli fu diagnosticato il Parkinson, notò che la pelle del consorte stava iniziando a sviluppare un odore più “muschiato”, dovuto al cambiamento della composizione chimica del sebo.

Il test si basa sull’osservazione dei biomarcatori mutati. I tamponi, dopo aver raccolto un campione, vengono sottoposti ad un’analisi di spettrometria di massa, per vedere la loro composizione molecolare. Ai fini del presente studio, 79 pazienti con Parkinson sono stati confrontati con 71 persone senza la malattia.

"Quando analizziamo i campioni, abbiamo sotto mano 4.000 composizioni [chimiche], ma solo 500 di esse sono diverse tra le persone con malattia di Parkinson e i partecipanti sani del test", afferma il chimico Depanjan Sarkar dell'Università di Manchester.

Nonostante l’esame non sia ancora diffuso in tutti i laboratori, esso è indubbiamente il mezzo di valutazione meno invasivo e più rapido che siamo arrivati a sintetizzare. Inoltre, i ricercatori non escludono la possibilità di riconoscere altre patologie sulla base dell’osservazione chimica del sebo; se solo si riuscisse a capire che collegamento c’è tra il Parkinson e i cambiamenti di produzione del fluido, la ricerca potrebbe essere utile all’identificazione di altre malattie.

Il Parkinson è attualmente il caso di malattia neurologica che più di tutti si sta sviluppando su larga scala e tale crescita non sembra intenzionata ad arrestarsi: ecco perché avere una diagnosi così precoce potrebbe essere fondamentale per gestire e rallentare l’aggravamento della condizione.

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