Titanic: la calma dei passeggeri prima della tempesta

Titanic: la calma dei passeggeri prima della tempesta
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La RMS Titanic affondò la notte del 15 Aprile del 1912. Tanti sono i quesiti che si sono sollevati da quel momento e alcuni, ancora oggi, non hanno risposta. Uno fra questi è stato: quale fu il comportamento dell'equipaggio e dei passeggeri quando si resero conto che su quella nave, in quel momento, sarebbero potuti morire?

Molti sostengono che chi si trovava a bordo della nave rimase calmo fino a quando non ci si rese conto che di lì a poco quel paradiso su acqua, per alcuni, sarebbe crollato. I sopravvissuti, spesso, sono andati contro le immagini che ritraevano le persone terrorizzate o vivere quegli ultimi momenti drammatici con le lacrime perennemente al volto.

La passeggera Eloise Smith affermò di fronte al Senato degli Stati Uniti subito dopo il disastro:"Non vi era alcune commozione, nessuna forma di panico e nessuno sembrava particolarmente spaventato".

Il clima di "pace", probabilmente, venne influenzato dal fatto che, quando il Titanic colpì l'iceberg alle 23:40 di notte, quasi tutti stavano dormendo e solo pochi sentirono delle leggere vibrazioni. Il primo segnale di pericolo ricevuto dai passeggeri arrivò solo nel momento in cui venne detto loro di svegliarsi e andare sul ponte della nave.

Più che il panico, si poteva percepire una semplice confusione delle persone assonate, prevalentemente alto-borghesi. Quando, invece, la situazione divenne evidente, nessuno interferì, secondo i sopravvissuti, e non si diffuse alcun tipo di isteria di massa.

Per quanto, però, quest'immagine di serietà dei passeggeri e dell'equipaggio di fronte ad un pericolo così vivo possa essere vera e supportata da più persone, è innegabile che qualcuno reagì in maniera caotica. Molti uomini, che non ricevettero il permesso di salire sulle scialuppe, si buttarono dalla nave e gli addetti alla sicurezza dovettero sparare al meno tre volte in aria per mantenere l'ordine.

E' probabile che l'equipaggio, fino alla fine, abbia cercato di mantenere la calma con le scuse più disparate: dal dire che una nave di salvataggio era a poche miglia nautiche di distanza dal Titanic fino a suonare alcune musichette allegre mentre le persone salivano sulle scialuppe.

Ovviamente, essendo agli inizi del Novecento, non mancarono le testimonianze di donne e uomini che affermarono che la loro sopravvivenza e la loro rigidità, anche di fronte alla morte, era dovuta alla loro razza.

Tutte le testimonianze raccolte sui comportamenti dei passeggeri vennero filtrati, innegabilmente, anche in base al loro rango sociale. Molti dei meccanici e le persone che si trovarono nelle classi inferiori alla seconda morirono dentro la nave senza avere nemmeno la possibilità di raggiungere le scialuppe.

La White Star Line, una compagnia navale britannica fondata nel 1845 e che possedeva la RMS Titanic, chiarì più volte di fronte ai giudici che non vi fu alcuna forma di discriminazione sociale riguardo a chi doveva salire o meno nei piani alti per salvarsi.

I poveri vennero rappresentati, al contrario dell'immagine proposta dai borghesi della prima e seconda classe, come persone impaurite che non volevano lasciare indietro i loro pochi beni. Altri rappresentanti ritennero che il principale motivo per cui la maggior parte delle classi inferiori non riuscì a sopravvivere fu per il motivo linguistico: molti erano immigrati che, non capendo le indicazioni dell'equipaggio, rimasero sotto ad affondare con tutta la nave.

Studi recenti, al contrario, smentiscono le loro argomentazioni e rivelano come si fosse data maggiore priorità alla salvezza dei passeggeri di classe A tosto che quelli di classe Z.

FONTE: History
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