La tragedia inscenata da John Wilkes Booth, l'uomo che uccise Abraham Lincoln

La tragedia inscenata da John Wilkes Booth, l'uomo che uccise Abraham Lincoln
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John Wilkes Booth era un celebre attore teatrale, conosciuto in tutti gli Stati Uniti. Tuttavia, la storia non lo ricorderà per questo. Nella notte del 14 Aprile del 1865, al Teatro Ford, l'uomo realizzò l'attentato che premeditava da mesi: scivolò nel palco presidenziale e sparò un colpo di calibro 44 nella nuca del neo-presidente Abraham Lincoln.

Booth commise quel terribile gesto per un semplice motivo: il presidente repubblicano Lincoln, diventato nel 1876 simbolo di una delle più grandi frodi nella storia delle elezioni presidenziali americane, voleva concedere il suffragio universale maschile agli ex-schiavi.

L'omicida, insieme a David Herold e altri due cospiratori, non voleva solo far fuori il presidente repubblicano che aveva dato inizio alla guerra civile contro i democratici sudisti, ma anche il Segretario di Stato William H. Seward e il vice presidente Andrew Johson. Eliminando queste tre cariche, il partito repubblicano sarebbe entrato in crisi, l'Unione degli Stati sarebbe stata sciolta e i Confederati avrebbero potuto ripristinare i diritti che avevano perso dopo le riforme abolizioniste di Lincoln.

Booth, con una profonda sensibilità attoriale, aveva organizzato tutto con estrema cura, come se stesse mettendo in scena uno spettacolo. Quando colpì il presidente, si gettò sul palcoscenico principale e urlò col coltello insaguinato: "Sic semper tyrannis" (parole che, per la tradizione, Bruto pronunciò dopo aver pugnalato Cesare). E' giusto precisare, però, che non tutte le testimonianze di quella notte coincidono.

Scappato nel Maryland con David Herold, si fermò nella casa di un dottore, Samuel Mudd, per farsi medicare una ferita. Dal 15 Aprile in poi, subito dopo la morte di Abraham Lincoln, i cospiratori divennero ufficialmente ricercati in tutta la nazione dai soldati dell'Unione (coloro che sostenevano la nascita di una sola nazione tra stati del Sud e stati del Nord).

La ricerca durò 12 giorni perché i 2 ricercati si mossero dal sud del Maryland fino al Rappahannock, percorrendo quasi 160 chilometri in tutto lo stato della Virginia. Alla fine, il 26 Aprile, arrivati in una fattoria di tabacco, vennero circondati dalla 16esima cavalleria di New York.

I soldati minacciarono di dare a fuoco il fienile dove si stavano nascondendo i due cospiratori nel giro di 15 minuti, ma solo Herold si arrese immediatamente, venendo definito "un dannato codardo". Booth continuò a resistere e provò a negoziare.

Le guardie, decise a far uscire il ricercato, appiccarono il fuoco nel fienile. Booth, sicuro di non voler essere bruciato vivo, uscì dalla porta del retro brandendo un fucile e una pistola - nel caso in cui si sarebbe dovuto difendere.

Everton Conger, un ufficiale che si trovava lì per portare di fronte alla giustizia i due cospiratori vivi, sentì uno sparo. Raggiunse la porta da cui Booth era fuggito e vide il suo corpo caduto a terra con una ferita sul collo. Era stato il sergente Boston Corbett a sparare.

Provarono a dargli un po' d'acqua, ma Booth, tra atroci sofferenze e impossibilitato a muoversi, la sputò con le poche forze in corpo. In una morte, anche in questo caso, da tragedia shakespeariana, chiese alle guardie di dire a sua madre che "stava morendo per il suo paese", poi implorò di essere ucciso. Si spense due ore dopo essere stato colpito.

Dopo che venne annunciata la sua morte, nacquero molte teorie cospirazioniste. Si pensava che Booth, essendo un eccellente attore, avesse inscenato tutta quella tragedia e che, in realtà, fosse riuscito a fuggire, o all'estero o in un altro stato dell'America. Persino il senatore del Kentucky, Davis Garret, in un suo discorso del 1866 affermò che Booth "fosse ancora in circolazione".

FONTE: History
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