La tragica scoperta delle targhette di 4 bambini uccisi dai nazisti in un lager in Polonia

La tragica scoperta delle targhette di 4 bambini uccisi dai nazisti in un lager in Polonia
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Scavando in quello che rimane del campo di concentramento situato in Polonia di Sobibor, gli archeologi hanno riportato alla luce delle targhette identificative, appartenute a 4 bambini dal tragico destino. Queste piccole carte d'identità in metallo avrebbero dovuto permettere loro di ritrovare i genitori quando gli orrori della guerra sarebbero finiti.

Pochi giorni dopo l'importantissima Giornata della Memoria, è stato dato l'annuncio di questo drammatico ritrovamento.

Come sappiamo, durante l'Olocausto vennero uccisi tra i 15 e i 17 milioni di individui, tra cui 6 milioni di ebrei. Fra i noti campi di concentramento passati alla storia, vi è anche quello di Sobibor, un lager polacco dove, solo tra il Maggio del 1942 e l'Ottobre del 1943, morirono circa 250 mila persone (la maggior parte ebrei polacchi).

La prima targhetta è stata trovata proprio vicino ai binari che dovevano collegare il lager con il resto delle linee ferroviarie di tutt'Europa. Essa apparteneva a Lea Judith de la Penha, una bambina di soli 6 anni che venne uccisa nel 1943.

Successivamente, gli archeologi si sono addentrati nelle zone più terrificanti di quel luogo. In quella che viene definita "L'area delle uccisioni", contenente anche una camera a gas, sono state trovate le restanti tre. Esse appartenevano a:

  • Deddie Zak, un bambino di 8 anni - morto nel 1943
  • Annie Kapper, una bambina di 12 anni - morta nel 1943
  • David Juda Van der Velde, un bambino di 11 anni - morto nel 1943

Ripercorrere la tragica storia di questi bambini non è stato per niente facile. Vi basti pensare che gli scavi nel campo iniziarono nel 2012 e solo oggi i ricercatori sono riusciti a ridare un nome e un passato a ciascuno di loro.

Per esempio, in ogni targa vi sono: nome, cognome, data e luogo di nascita. Da quest'ultimo elemento si è riusciti a ripercorrere la linea del tempo all'indietro e cercare le origini di questi 4 individui.

Si conosce, adesso, che tutti venivano da Amsterdam ed è probabile che fecero parte di una deportazione di massa con altri 1300 bambini che, separati dai loro genitori, vennero direttamente spediti nelle camere a gas non appena arrivati a Sobibor.

Questo lavoro ha richiesto anni di studi in archivio e chiamate ad enti che, in passato, altro non erano campi di "transito" - come l'Herrinneringscentrum Kamp di Westerbork (Paesi Bassi). E' possibile che i bambini in questione siano passati di qui prima di giungere nel luogo della loro morte.

L'archeologo Yoram Haimi, tuttavia, ha sottolineato un altro fattore -più generale-. E' possibile che nel lager polacco il numero di morti certificato sia inferiore a quello dichiarato fino ad adesso. Molti ebrei vennero deportati senza essere registrati né alla partenza, né all'arrivo, né tantomeno nelle "liste di condanna a morte".

"Non sapremo mai con precisione quanti ebrei vennero uccisi in questo campo. Io credo, dalla grandezza dell'enormi fosse di massa, che furono più di 250 mila ad essere uccisi" ha affermato l'archeologo.

La vita breve di questo lager non è nemmeno da sottostimare. Tra il 1942 e il 1943 vi furono una serie di piccole insurrezioni, il cui apice si ebbe il 14 Ottobre del 1943. Circa 300 prigionieri cercarono di scappare dall' "area delle uccisioni", ma morirono nel tentativo. Solo 50 riuscirono a fuggire, sopravvivendo all'intera guerra.

Coloro che restarono, invece, non ebbero un destino altrettanto felice. Gli alti organi del Reich decisero di smantellare il campo a seguito della sua instabilità a gestirlo. Tutti coloro che vi erano dentro vennero uccisi e sui loro corpi vennero piantati degli alberi.

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