Tribunale di Bologna condanna l'algoritmo di Deliveroo, "discrimina i rider"

Tribunale di Bologna condanna l'algoritmo di Deliveroo, 'discrimina i rider'
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I dubbi sugli algoritmi e sul loro funzionamento riguardano tantissime piattaforme online: da Google a Facebook, da Twitter a Uber, molti servizi li usano e spesso finiscono per non far sentire sicuro l’utente. Nel caso recente di Deliveroo, però, il codice utilizzato per valutare i rider è stato definito addirittura “discriminatorio”.

Come riportato anche dall’agenzia di stampa ANSA e spiegato in un comunicato della CGIL, infatti, la sezione Lavoro del Tribunale di Bologna ha stabilito in una sentenza del 31 dicembre 2020, esito di un ricorso presentato dai sindacati Cgil, Filcams Cgil, Filt Cgil e Nidil, che l’algoritmo denominato “Frank” penalizzerebbe tutti i rider che si assentano del lavoro senza però tenere conto delle loro motivazioni. Motivi di salute, sciopero o ragioni futili che siano, il programma non valuterebbe come dovrebbe i suoi lavoratori, declassando così allo stesso modo sia i rider più pigri che quelli più sfortunati.

Questo caso costituisce un precedente alquanto importante dato che, come affermato anche dalla segretaria confederale Tania Scacchetti, è la prima volta in Europa che l’algoritmo del colosso delle consegne a domicilio è stato giudicato colpevole nei confronti dei rider.

Alla luce di questa sentenza ora Deliveroo sarà costretta a versare 50.000 Euro come risarcimento. Il general manager di Deliveroo Italy Matteo Sarzana, però, ha dichiarato che la società non condivide la decisione del giudice, la quale però sarà comunque rispettata: “La correttezza del nostro vecchio sistema è confermata dal fatto che nel corso del giudizio non è emerso un singolo caso di oggettiva e reale discriminazione. La decisione si basa, esclusivamente, su una valutazione ipotetica e potenziale priva di riscontri concreti”.

D’altro canto, l’avvocato Carlo De Marchis che ha lavorato sul caso assieme ai colleghi Matilde Bidetti e Sergio Vacirca ha spiegato: “Questa tecnicamente non è una class action americana, ma in realtà lo è perché c'è una discriminazione collettiva in materia di lavoro. Non c'è la figura di un rider specifico dietro la causa ed è per questo motivo che è ancora più dirompente, perché vale per tutti i rider. Avere buoni voti significava avere accesso preventivo all'assegnazione degli slot migliori per orari e zone da coprire.”

Anche negli Stati Uniti testate come TechCrunch hanno riportato la notizia, facendo pensare che effettivamente questa sentenza potrebbe avere un impatto interessante anche in altri paesi.

Rimanendo in Italia, di recente è stato annunciato l’arrivo della fibra ottica FTTH e FWA in altri 244 comuni italiani; o ancora, l’AGCOM ha stilato la classifica delle città dove la navigazione da smartphone è più rapida.

FONTE: CGIL
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