Il tribunale: il Presidente degli USA non ha diritto di bloccare gli hater sui social

Il tribunale: il Presidente degli USA non ha diritto di bloccare gli hater sui social
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Storica sentenza della Corte d'Appello decisa dal giudice Barringyon D. Parker: il Presidente degli Stati Uniti non ha il diritto di bloccare i suoi critici su Twitter, questo perché così facendo violerebbe la libertà di parola degli elettori. La sentenza conferma in appello la decisione di un altro giudice.

Così il giudice Parker: "il Primo Emendamento non consente a nessun pubblico ufficiale che utilizzi i social media per qualsiasi tipo di finalità politica di bloccare una persona da quella che, altrimenti, sarebbe un dialogo aperto, solamente perché questa persona ha espresso un'opinione con cui l'ufficiale non è d'accordo".

Una sentenza, dunque, che riguarda tanto il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, quanto qualsiasi altra persona che ricopra un incarico elettivo negli Stati Uniti d'America.

Sono ben sette le persone che avevano impugnato il ban del Presidente, rivendicando il loro diritto a protestare contro i tweet di Trump.

Quando Donald Trump ha bloccato i sette individui su Twitter, avrebbe di fatto creato una "discriminazione incostituzionale".

Mentre la giurisprudenza americana conferma nuovamente che i politici non hanno il diritto di limitare la libertà di espressione degli elettori, nemmeno sui loro profili social, in Italia è stata scoperta una nutrita lista di parole bloccate dalla pagina di Matteo Salvini su Facebook, in quella che pare un'autentica censura preventiva.

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