La triste storia del Mammut lanoso, tra isolamento e mutazioni

La triste storia del Mammut lanoso, tra isolamento e mutazioni
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Probabilmente tutti conosciamo i mammut, enormi creature associate alle epoche glaciali, molto simili ad elefanti, con una lunga proboscide e zanne ricurve. Di loro si sa che si estinsero dal loro habitat originario, in Eurasia e Nord America, 10000 anni fa quando le temperature si innalzarono bruscamente.

Ma la loro storia è molto più complessa. Il Mammut lanoso (Mammuthus primigenius), in particolare, sopravvisse molto più a lungo grazie a migrazioni che lo condussero, però, all’isolamento e alla successiva estinzione. Sono stati ritrovati resti di questa splendida creatura sull’isola di St. Paul, Alaska, e sull’isola di Wrangel, nel Mar Glaciale Artico, a nord della Russia.

È su quest’ultima isola che lo studio in questione ha concentrato l’attenzione. Lo scopo della ricerca, condotta dalla geochimica Laura Arppe del Museo finlandese di Storia naturale, era comprendere la vera storia di questi straordinari sopravvissuti, soprattutto capire il perché della loro brusca estinzione.

Le analisi condotte con il radiocarbonio su resti ossei di innumerevoli esemplari dell’isola di Wrangel ha potuto, infatti, oltre a confermare quando siano vissuti e si siano estinti, ha permesso di rilevare dei parametri utili a ipotizzarne la dipartita definitiva.

Nella maggior parte degli studi sui fossili, ci si concentra sul rilevamento degli isotopi di vari elementi chimici in grado di raccontarci le variazioni dell’habitat e nell’organismo stesso delle antiche creature.
Non sono state rivelate grandi differenze tra gli isotopi di azoto, zolfo e carbonio dei Mammut di Wrangel rispetto a quelli del Continente.

È emerso, tuttavia, che questi ultimi gestissero in modo differente gli equilibri energetici, forse perché le temperature erano più miti rispetto a quando vissero i loro predecessori. Lo studio ipotizza che essi abbiano subito delle mutazioni (erano molto piccoli), con il tempo, che li ha molto indeboliti insieme al degrado della qualità dell’acqua ma, soprattutto, che possa essere stato un evento meteorologico estremo a dar loro il colpo finale, magari precludendo loro nutrimento.

Il fattore umano, inoltre, non è stato totalmente escluso dall’equazione, però.

Insomma, l’isolamento ecologico unito al cambiamento climatico, allora come adesso, è stato decisivo nel porre fine all’esistenza di questa specie affascinante quanto sfortunata.

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