L'UE non scherza sulle Big Tech: c'è un altro accordo che "riscrive" il Web

L'UE non scherza sulle Big Tech: c'è un altro accordo che 'riscrive' il Web
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A pochi giorni dal grande passo effettuato dall'UE verso l'adozione della porta USB Type-C da parte di Apple e non solo (la bozza di legge dovrà essere approvata a maggio 2022), arriva un'altra notizia non di poco conto per il settore tech. Infatti, la Commissione europea ha annunciato un altro accordo importante.

In particolare, stando anche a quanto riportato da The Verge, nonché come spiegato sul portale ufficiale della Commissione europea, nella giornata del 23 aprile 2022 il Parlamento europeo e gli Stati membri dell'UE hanno raggiunto quello che viene definito "accordo politico" per quel che concerne la proposta legata al Digital Services Act (DSA), da non confondere con il Digital Markets Act (DMA).

In parole povere, si fa riferimento a delle regole per cercare di porre un freno al potere acquisito dalle Big Tech, nonché a regolamentare il settore in generale e far assumere alle grandi aziende le giuste responsabilità. La succitata proposta era già emersa a dicembre 2020, ma ora sono stati concordati i termini generali del DSA, ovvero ciò che l'UE vuole che società come Google, Meta e simili mettano in atto per assumersi la responsabilità di ciò che viene pubblicato sulle loro piattaforme.

Una frase pronunciata da Margrethe Vestager, Commissario europeo per la concorrenza, ha attirato particolarmente l'attenzione: "ciò che è illegale offline, dovrebbe essere illegale online". Questo è il principio di base della proposta, come ribadito anche dalla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha aggiunto che "maggiore è la dimensione, maggiori sono le responsabilità delle piattaforme online".

In parole povere, la volontà dell'UE è quella di "assicurarsi che le Big Tech siano ritenute responsabili dei rischi che i loro servizi possono comportare per la società e i cittadini". A tal proposito, sono stati fissati alcuni punti su cui si vuole intervenire, dai cosiddetti dark pattern (ad esempio, gli abbonamenti sottoscritti online dovrebbero essere tanto facili da attivare quanto da disattivare) alle pubblicità mirate (niente indirizzamento verso i minori, maggiore attenzione su contenuti sensibili come religione, orientamento sessuale ed etnia), passando per la trasparenza delle Big Tech sugli algoritmi legati ai consigli (ad esempio, su come vengono scelti i suggerimenti dei contenuti su Netflix e simili).

Non sono solamente questi i punti coinvolti, dato che si fa riferimento anche al contrasto di vendite illegali, al modo in cui vengono rimossi i contenuti illegali, alla disinformazione, alla consegna di dati a ricercatori esterni e molto altro. Insomma, l'UE vuole essenzialmente "riscrivere" il Web. Chiaramente si prevede di applicare gli obblighi più stringenti alle grandi aziende, ma capite bene che si tratta di una novità importante, soprattutto se affiancata alle altre in arrivo (ad esempio, le già citate questioni relative alla porta USB Type-C e il DMA, che mira invece a creare una condizione di parità tra le aziende presenti sul mercato).

In ogni caso, ci sono ancora alcuni passaggi burocratici da effettuare affinché la proposta diventi legge. Tuttavia, non sono in pochi a questo punto a ritenere che il passaggio finale sia quasi una "formalità", visto che l'UE si sta dimostrando particolarmente unita su questi temi. Sicuramente ci vorrà un po' di tempo, ma la strada sembra essere segnata. Staremo a vedere: si sta facendo riferimento al futuro del mondo tech.

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