L'unione fa la forza, e da vita all'archeologia del cambiamento climatico

L'unione fa la forza, e da vita all'archeologia del cambiamento climatico
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Chi sopravvive non è il più forte bensì chi riesce ad adattarsi al cambiamento; è probabilmente questo il paradigma che aveva in mente il team di ricerca dell’antropologa Ariane Burke, quando ha proposta la creazione di una nuova branca scientifica basata sull'unione di archeologia e climatologia, e definita "archeologia del cambiamento climatico".

Questa nuova disciplina si erge sulla crescente velocità del cambiamento climatico, con lo scopo di analizzare e valorizzare in prospettiva futura, i comportamenti tenuti, durante i cambiamenti climatici del passato, dalle società umane che ci hanno preceduto.

Per ottenere tale risultato, “l'archeologia del cambiamento climatico” utilizza sia dati derivanti dagli scavi archeologici sia dati ottenuti attraverso l'analisi del paleoclima, analizzandoli al fine di identificare le difficoltà e le strategie adottate dai nostri antichi antenati, come, per esempio, durante l’ultima “era glaciale” oppure durante il rapido riscaldamento globale avvenuto tra 14700 e 12700 anni fa.

Il team di ricerca, facente capo all’Università di Montréal, ha portato vari esempi di come società di culture differenti siano riuscite ad adattarsi a condizioni climatiche avverse, sfruttando ad esempio un’agricoltura basata su metodi tradizionali e colture differenziate, per garantire una sostenibilità provvigionale di cibo anche nei momenti di maggiore crisi.

Imparare dal passato per arrivare preparati al futuro, è questa la morale è l'intento di questa nuova branca scientifica, che speriamo, possa aiutarci ad affrontare le future crisi ambientali.

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