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Per la prima volta nella storia, dei ricercatori statunitensi sono riusciti a convertire le onde cerebrali di un uomo paralizzato in un vero e proprio "pensiero informatico", trasformando i segnali neuronali in parole scritte su una lavagna digitale.

È un altro traguardo importantissimo raggiunto nel campo della bioingegneria e della medicina d'avanguardia, e il merito va soprattutto a dei ricercatori statunitensi che hanno messo su questo esperimento complesso a non di facile approccio, ma che ha portato ad un risultato a dir poco entusiasmante.

Lo studio è stato pubblicato di recente sul The New England Journal of Medicine, e ha coinvolto un uomo di 36 anni che è stato colpito da ictus in giovane età, lasciandolo con "l'anartria", ovvero l'impossibilità di riuscire a comunicare e a emettere suoni, nonostante le funzioni cognitive siano inalterate.

Come si vede anche nel video esplicativo pubblicato sul canale YouTube dell'Università di San Francisco - gli scienziati hanno impiantato un elettrodo nel cervello del paziente, proprio nella zona dove avviene il controllo della fonazione e della voce da parte del corpo umano. Dopo aver collegato tutti i dispositivi ad un server su cui erano caricati diversi algoritmi di interpretazione, al paziente veniva mostrata una domanda a schermo, al fine di attivare le giuste onde cerebrali.

Queste onde venivano interpretate dal server, che ha poi prontamente tradotto il segnale "umano" in un segnale "elettrico", letteralmente mandando a video il pensiero specifico dell'uomo paralizzato, che per ora ha preferito essere etichettato con il nome in codice BRAVO1.

I ricercatori hanno lavorato con BRAVO1 per sviluppare un vocabolario di 50 parole, partendo da quelle essenziali per la quotidianità come "acqua", "famiglia" e "buono". Nel corso dei mesi di lavoro, il team ha registrato la sua attività neurale mentre tentava di pronunciare (e immaginare) le parole e ha utilizzato l'intelligenza artificiale per interpretare i segnali per poi assegnarli parole stampate a schermo. Qualcuno potrebbe dire che è stata una vera fusione "uomo-macchina".

Il lavoro è ancora in fase iniziale e c'è ancora molto lavoro da fare ma, già dai primi test, sembra che i risultati sono promettenti, dal momento che il sistema ha decodificato fino a 18 parole al minuto con una precisione media del 75%. Una funzione di "correzione automatica", simile a quella utilizzata nei telefoni inoltre, ha contribuito al buon risultato.

"Per quanto ne sappiamo, questa è la prima dimostrazione di successo della decodifica diretta di parole complete dall'attività cerebrale di qualcuno che è paralizzato e non può parlare", ha detto il neurochirurgo di BRAVO1 Edward Chang, un coautore dello studio.

Se avete saperne di più sui miracoli della tecnologia, qui trovate la storia dell'uomo paralizzato che è tornato a mangiare autonomamente grazie a delle protesi avanzate.

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Uomo paralizzato torna a 'parlare' grazie ai miracoli della tecnologia: ecco il video