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All'inizio di questa settimana gli USA hanno dichiarato di essere riusciti ad abbattere con successo un "finto" missile intercontinentale che simulava lo stesso tipo d'arma presente nell'arsenale della Corea del Nord.

Il missile fantoccio è stato lanciato dal Ronald Reagan Test Site situato nelle Isole Marshall, a Kwajalein Atoll. Poco dopo, ad oltre 4.800 miglia di distanza, dall'Air Force Base di Vandenberg, in California, sono partiti due missili Ground Based Intercept a distanza di circa 50 secondi l'uno dall'altro.

Gli USA hanno detto che si tratta del primo test antimissilistico contro un ICBM a salve (quelli veri montano una testata nucleare). I due missili lanciati: il primo, il GBI-Lead, ha fatto esplodere il veicolo dotato di propulsione a razzo, mentre il secondo, il GBI-Trail, aveva il compito di individuare eventuali altre testate nucleari in arrivo e, in assenza di queste, neutralizzare il più letale degli oggetti generati dall'esplosione del missile intercontinentale.

Il sistema GBI è stato testato per la prima volta negli anni 90, negli oltre 20 tentativi il tasso di successo è stato del 60%. L'arsenale degli USA al momento include 44 missili anti-balistici: 40 locati in Alaska, e altri 4 in California. Tenendo fede al rateo di successo del 60%, sarebbero sufficienti per eliminare fino a 11 missili intercontinentali simultaneamente. Non a bastanza in uno scenario di guerra contro la Russia o la Cina, ma una difesa sufficiente per tenere a basa minacce più piccole come quella rappresentata dalla Corea del Nord —che nel 2017 ha iniziato a produrre un nuovo tipo di missile a lunga gittata.

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