Gli USA ammettono: "non sappiamo se Assange ha davvero aiutato la Manning"

Gli USA ammettono: 'non sappiamo se Assange ha davvero aiutato la Manning'
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Julian Assange è stato estradato negli Stati Uniti con un unico capo d'imputazione: aver aiutato Chelsea Manning a craccare una password —che non le sarebbe nemmeno servita ad ottenere i documenti poi diffusi da Wikileaks. Tuttavia il Governo USA ha detto di non aver nessuna prova di questo.

Julian Assange è stato arrestato a Londra lo scorso 11 Aprile dopo aver perso la protezione dell'Ambasciata dell'Ecuador. Assange è stato arrestato per aver violato la libertà cauzionale, una violazione che avrebbe compiuto proprio cercando asilo nell'ambasciata del Paese sudamericano. All'epoca su Assange pendeva una richiesta di estradizione per via di alcune accuse di molestie sessuali.

Oggi queste accuse sono decadute, archiviate definitivamente nel 2017 dalle autorità svedesi. È bene ricordarlo, visto che anche negli ultimi giorni si è creata molto confusione (alimentata anche da alcuni quotidiani nazionali italiani) sui reali motivi dietro all'arresto, prima, e l'estradizione, poi, di Mr. Wikileaks. Tuttavia la Svezia ha fatto intendere che forse le indagini potrebbero essere riaperte.

Approfittando dell'arresto a Londra, gli Stati Uniti hanno chiesto e ottenuto l'estradizione di Assange. In questo caso il capo d'accusa è un altro: non la diffusione di materiale secretato —che avrebbe creato un pericoloso precedente per la libertà di stampa negli USA— ma l'aver assistito Chelsea Manning (di recente nuovamente in arresto per essersi rifiutata di testimoniare) a craccare una password.

Anche qua una precisazione è importante: la password che Assange si sarebbe offerto di craccare (pare senza riuscirci, o forse nemmeno tentarci veramente) non è quella che ha permesso alla Manning di ottenere i documenti militari diffusi poi da Wikileaks — tra questi pure il tristemente celebre video "Collateral Murders", che mostra alcuni militari americani uccidere in errore alcuni giornalisti di Reuters. La password in questione sarebbe servita alla whistleblower esclusivamente per tentare di mascherare le sue tracce ed evitare di essere beccata.

Su questo, e per quanto ne sappiamo solo su questo, si basa la richiesta di estradizione contro Julian Assange. Sulle accuse mosse nei confronti di Assange e sulla loro solidità, una lettura estremamente consigliata è la puntuale e completa ricostruzione pubblicata su Valigia Blu dal giornalista Fabio Chiusi.

Ora però dagli Stati Uniti ci arriva una dichiarazione semplicemente scioccante e allibente: le autorità non hanno assolutamente nessuna prova a sostegno della loro ipotesi, vale a dire quella che Assange avrebbe materialmente permesso alla Manning di ottenere la password in questione.

L'ammissione del Governo americano si legge direttamente nell'affidavit rilasciato lo scorso lunedì dalla US District Court dell'Eastern District della Virginia. L'affidavit è datato dicembre del 2017, nel documento apprendiamo che gli investigatori hanno sì ottenuto una chat dove Assange chiede nuove informazioni alla Manning per craccare la password, senza tuttavia riuscire a trovare nessuna risposta di quest'ultima. "Non ci sono altre prove su quello che abbia fatto Assange, sempre che abbia fatto qualcosa relativamente alla password", ha detto l'agente dell'FBI Megan Brown nell'affidavit.

Tuttavia, Motherboard —citando a sua volta una riscostruzione di Wired— spiega che anche nel caso in cui la password non sia stata effettivamente craccata, o addirittura non ci sia stato nemmeno un vero e proprio tentativo, basterebbe comunque la proposta d'aiuto per far scattare il reato di concorso (cospirazione nella giurisprudenza USA) in violazione del Computer Fraud and Abuse Act. Per quel che ne sappiamo, le differenze dal punto legale potrebbero dunque essere minime, se non addirittura inesistenti.

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