Usare la blockchain per votare sarebbe un disastro per la democrazia?

Usare la blockchain per votare sarebbe un disastro per la democrazia?
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Negli Stati Uniti si sono tenute le così dette midterm elections, elezioni di metà mandato. In molti Stati non si usa carta e matita per esprimere la propria preferenza, ma le voting machine — che a dirla tutta hanno qualche problema. Ora qualcuno propone di votare da casa, con lo smartphone, e usando la blockchain. Ma sicuri sia una buona idea?

Per Arstechnica, ma a dirla tutta per un po' tutti gli esperti di cyber security, la risposta è no. Dio no. Per piacere no. Stiamo parlando della democrazia, una delle cose più belle, ma anche fragili e delicate, che abbia inventato e ottenuto l'Occidente: essere cauti quando si studiano nuovi modi per esercitarla è fondamentale.

In genere possiamo distinguere tra voto elettronico e voto via internet, che non sono la stessa cosa, ma hanno in comune il fatto di usare la tecnologia per facilitare le operazioni di voto e quelle di spoglio. Nel primo caso, normalmente, l'elettore si reca ai seggi e trova dei terminali con schermo touch (ma non è detto) e può cliccare il candidato o partito per cui intende esprimere la sua preferenza. Ora ci sono due possibili sotto-modalità: c'è il caso in cui all'elettore compaia una schermata con scritto "Grazie per aver votato", e dunque questo si debba fidare del fatto che tutto sia andato correttamente, e un'opzione secondaria (ma più sicura) dove la macchina stamperà anche una ricevuta anonima con la preferenza di voto. É un passaggio importante, perché l'elettore riceve una prova che il suo voto sia stato registrato come intendeva lui, e la ricevuta finisce in un'urna come in Italia: da una parte un risultato quasi istantaneo, tramite sistema elettronico, dall'altra ci sono comunque dei voti cartacei che possono essere controllati successivamente se si temono errori nel risultato fornito dalle macchine, o, peggio, brogli.

L'internet voting invece permette di votare da casa in tutta comodità, ed è adottato da pochi Paesi tra cui l'Estonia. Entrambi i sistemi hanno delle vulnerabilità estremamente gravi, e fino ad oggi tutti gli esperti sono concordi nel dire che è molto più saggio non includere la tecnologia nei processi di voto.

Ma è da un po' di anni che qualcuno caldeggia la possibilità di usare la blockchain per risolvere parte dei problemi del voto via internet: in West Virginia ad agosto si è testato il voto da sistema mobile basato su piattaforma blockchain, e il New York Times ha ospitato un pezzo d'opinione dove l'idea viene rilanciata. L'articolo è di Alex Tapscott, co-fondatore del Blockchain Research Institute. Tapscott non parla di futuro, ma di presente, "oggi costruire un sistema di voto online inclusivo, scalabile e che funzioni è possibile", dice infatti. Ma il reporter di Ars Technica Timothy Lee non è d'accordo, e in un interessante articolo —di cui vi riportiamo alcuni stralci— dice che l'opinionista del Times ha torto, e in modo pericoloso.

Lee nel suo pezzo inizia parlando proprio della necessità di controllo da parte degli elettori, cosa a cui abbiamo accennato poche righe sopra: "cosa succede se nel 2020 ci sarà chi giura di aver votato Trump ma che il suo voto non sia stato registrato correttamente, o viceversa"? Così, non a caso, viene sottolineata l'importanza della prova cartacea —visto che tutti, anche i più anziani, capiscono intuitivamente come funzione,e ,più importante, permette di verificare con i propri occhi la bontà dei risultati, partecipando alle operazioni di spoglio. Quanti capiscono, anche tra chi ha un background in ingegneria o informatica, il funzionamento della blockchain? Mettiamo la mano sul fuoco noi: pochi, davvero pochi. Così ci sono due problemi: il primo è di fiducia degli elettori nel loro sistema di voto, che è fondamentale, e il secondo, aggiungiamo noi, è che si rischia di avere un cerchio ristrettissimo di persone che capiscono seriamente i meccanismi della piattaforma elettorale, con la conseguenza che in casi di problemi tecnici siano poi davvero poche le persone con gli strumenti conoscitivi necessari per porvi rimedio. É uno dei problemi che ha l'Estonia con il suo sistema di i-voting.

A questo si aggiungono tutti i problemi che attanagliano le operazioni di voto da remoto, svolte da fuori i seggi (voto per corrispondenza, i-voting... non cambia nulla): il venire a meno della possibilità di tutelare il principio di segretezza del voto e la sua libertà. Se il device che usi per votare è infettato, significa che io posso nel peggiore dei casi manipolare il tuo voto, nel migliore limitarmi a sapere esattamente per cosa hai votato. Ma non solo, se io sono un cittadino vessato dalla criminalità organizzata, una cosa è recarmi al seggio, che è presidiato dalle forze dell'ordine, e votare nel segreto della cabina elettorale, altro è poter votare usando PC o smartphone in qualsiasi posto, magari proprio davanti agli occhi indiscreti del capo bastone di turno, con la minaccia di perdere la casa o l'auto se non sostengo il candidato che ha deciso lui per me.

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