Vediamo brevemente gli step principali che portarono alla fine dell'apartheid

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Prima che l'apartheid si concludesse, gli attivisti dovettero muovere mari e monti per poter ottenere quei diritti che erano stati, fondamentalmente, negati alla maggioranza della popolazione. Vediamo insieme, quindi, quali furono i punti cruciali che portarono allo smantellamento di questa politica di segregazione razziale nel Sudafrica.

Prima di narrare gli eventi, bisogna iniziare con una premessa: questa regione meridionale del continente africano, all'epoca, non era abitata solo da indigeni. A partire dal XVII secolo, in seguito alle politiche d'espansione coloniale olandese, una piccola minoranza europea aveva cominciato a prendere le redini della politica e sovvertire l'ordine sociale che aveva caratterizzato la zona fino a quel momento.

Sebbene nella maggior parte dei casi il contatto tra questi due macro-gruppi era inconciliabile per via del persistente concetto di razza nella mente degli europei, non furono rari i casi in cui "bianchi" e "neri" si unirono dando origine a discendenti di etnia mista.

Quando, nel 1948, la politica di segregazione razziale divenne, de facto, legittimata dalla legge, la società sudafricana si divise tra gli africani con discendenza olandese, cioè la minoranza, e tutti coloro che non rientravano in questo gruppo: i cosiddetti "people of color", le "persone di colore" (indigeni, figli di coppie miste, asiatici, indiani e così via).

Milioni di famiglie cominciarono ad essere separate, sfrattate con la forza e deportati nei bantustan, delle zone dedicate solo alle etnie nere. Ogni diritto civile e politico venne loro negato e un'istruzione uguale ai coetanei bianchi divenne un sogno per pochi.

E' interessante che, durante questo lungo periodo, la regione era fondamentalmente divisa in due e la maggioranza della popolazione, ovviamente non di origine afro-europea, doveva avere un passaporto speciale per potersi muovere nelle famose "zone bianche".

Fu proprio quest'ultimo punto al centro del dibattito del Congresso Nazionale Africano, un partito politico in opposizione all'apartheid. Chiamato anche ANC, questo iniziò a boicottare le zone bianche e scioperare. Tuttavia, molti dei suoi membri furono presto arrestati e il partito venne condannato all'illegalità agli agli inizi degli anni '60. Fra questo gruppo vi si trovava anche Nelson Mandela.

Mentre la popolazione rinnegata cercava dei modi per combattere e sostenersi a vicenda, a livello internazionale le acque rimasero abbastanza ferme fino al 1976.

In quell'anno, milioni di studenti, anche bambini, avevano iniziato a protestare nella baraccopoli di Soweto (a Johannesburg, Sud Africa) chiedendo che nelle scuole per neri venisse usato l'inglese (molto più parlato dalla popolazione) e non l'afrikaans.

Le proteste furono pacifiche, ma vennero represse nel sangue. Centinaia di ragazzi e professori morirono, portando l'opinione pubblica internazionale a chiedere delle sanzioni economiche contro il governo guidato dal Partito nazionale (quello che nel '48 aveva promosso l'apartheid).

Tuttavia, il pensiero delle persone non andò a combaciare, agli inizi degli anni '80, con due figure molto importanti nel panorama politico occidentale: il presidente degli USA, Ronald Reagan, e la prima ministra inglese, Margaret Thatcher.

I due, infatti, erano convinti che Mandela e i partiti anti-apartheid fossero legati al comunismo sovietico. Alla fine, però, non ebbero l'ultima parola e nel 1986 venne passato il primo atto statunitense che imponeva delle regole più strette nei commerci tra Stati Uniti e Sud Africa.

Mancava poco alla fine della Guerra Fredda e molti storici concordano nel dire che fu proprio la caduta del Muro di Berlino, nel 1989, a velocizzare il processo di liberazione dei membri dell'ANC e di negoziazione per porre fine alla politica di separazione razziale.

FONTE: History
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