Ecco il "superpotere" dei ragni: il loro veleno è essenziale per la scienza

Ecco il 'superpotere' dei ragni: il loro veleno è essenziale per la scienza
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Alcuni scienziati tedeschi, del Fraunhofer Institute for Molecular Biology and Ecology IME e della Justus Liebig University di Giessen, hanno recentemente studiato i veleni dei ragni endemici della Germania, per essere utilizzati nello sviluppo di promettenti basi farmacologiche per il trattamento delle malattie, oltre che come pesticidi biologici.

I risultati dello studio, pubblicati sulle riviste Biomolecules e Biological Reviews, hanno interessato soprattutto la biologia delle tossine, in particolare quelle del veleno del ragno vespa.

Tim Lüddecke, biochimico a capo del gruppo di lavoro Animal Venomics, ha affermato: "Il veleno di ragno è una risorsa in gran parte non sfruttata, data la loro eccezionale diversità: sono note infatti circa 50.000 specie. Il veleno di ragno ha un enorme potenziale per la medicina, ad esempio come strumento per contrastare i meccanismi delle malattie".

Le azioni delle singole tossine, sui recettori del dolore nelle cellule nervose, possono infatti essere esaminate in laboratorio. Ad esempio, il veleno del ragno imbuto australiano è particolarmente interessante poiché si ritiene che possa essere utilizzato per trattare il danno neuronale dopo un ictus, oppure che possa essere impiegato per rendere più resistente il tessuto cardiaco durante i trapianti di organi.

Senza contare come le singole componenti tossiniche siano interessanti per l'uso quali antibiotici o antidolorifici. "Questo è un campo di ricerca molto recente. Sebbene le sostanze siano state identificate e descritte, non hanno ancora raggiunto la fase preclinica", ha affermato Lüddecke.

La situazione è però diversa nella ricerca sui pesticidi. Gli studi svolti finora si sono infatti concentrati solo sui veleni di specie di grandi dimensioni o potenzialmente pericolose, che vivono ai tropici e che usano le loro tossine per sopraffare le prede in maniera molto efficace, tralasciando quindi i piccoli (e spesso innocui) ragni europei.

"La maggior parte dei ragni dell'Europa centrale non supera i due centimetri di dimensione e la loro debole resa di veleno era insufficiente per gli esperimenti. Tuttavia, i metodi analitici altamente sensibili recentemente sviluppati ci hanno consentito di esaminare anche quelle minuscole quantità", ha spiegato Lüddecke.

Particolare interesse ha suscitato proprio il ragno vespa europeo (Argiope bruennichi), che deve il suo nome a vistoso colore che lo fa assomigliare all'imenottero; di cui gli scienziati dell'istituto "Bioresources" del Fraunhofer IME hanno recentemente decifrato con successo il veleno e quindi identificato diverse nuove biomolecole.

"Abbiamo trovato nuove famiglie di tossine simili a neuropeptidi che non sono ancora state identificate su altri ragni. Sospettiamo che il ragno vespa le usi per attaccare il sistema nervoso degli insetti. È infatti noto da tempo come questi neuropeptidi sono spesso utilizzati quali tossine nel corso dell'evoluzione", ha affermato Lüddecke.

"Il nostro obbiettivo sarà ingegnerizzare dei batteri geneticamente modificati che possano produrre le tossine su larga scala. Così da poter essere utilizzate in campo medico, farmaceutico e biotecnologico".

Gli aracnidi però non sono sempre al "nostro servizio" come in questo recente studio; alcune specie sono infatti molto pericolose e problematiche, come nel caso di alcuni ragni che iniettano qualcosa di peggiore del veleno o dei milioni di ragni giganti che hanno invaso la Georgia.

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