I viaggi spaziali rischieranno di contaminare la Terra con forme invasive di vita aliena?

I viaggi spaziali rischieranno di contaminare la Terra con forme invasive di vita aliena?
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Il fenomeno più intrigante riguardo l’esplorazione spaziale è la scoperta di vita extraterrestre. Quest’ultima, anche in misura microscopica, potrebbe risolvere il quesito su cosa accadrebbe se trovassimo vita aliena oltre la Terra. In merito alla biosicurezza, gli scienziati stanno analizzando il fenomeno di contaminazione biologica tra pianeti.

Negli ultimi anni l’esplorazione spaziale sta facendo passi da gigante, offrendo l’opportunità, in un futuro non troppo lontano, di esplorare i pianeti più prossimi alla Terra nel nostro sistema solare.

Un quesito, però, attanaglia la comunità scientifica in merito alla biosicurezza planetaria: come preservare gli ecosistemi terrestri e planetari dalla contaminazione biologica?

La contaminazione biologica è quel processo di introduzione, in un determinato ambiente, di organismi estranei che possono interferire con l’equilibrio biologico endemico e diventare nocivi. Un esempio vicino a noi può essere rappresentato dall’introduzione di specie esterne in un nuovo ecosistema che portano a fenomeni di “infestazione biologica”.

Traducendo il rischio in una misura extra-planetaria, a causa del sempre maggiore sviluppo dell’esplorazione spaziale, ciò comporterebbe l’introduzione di organismi di altri mondi nell’ecosistema terrestre, oppure la contaminazione di ecosistemi alieni mediante microrganismi terrestri.

Secondo l’autore principale dello studio, Anthony Ricciardi, "La ricerca della vita oltre il nostro mondo è uno sforzo entusiasmante che potrebbe portare a un'enorme scoperta in un futuro non troppo lontano" e continuando "Tuttavia, di fronte all'aumento delle missioni spaziali (comprese quelle volte a riportare campioni sulla Terra), è fondamentale ridurre i rischi di contaminazione biologica in entrambe le direzioni".

L’articolo odierno risulta essere una forma di appello, lanciato alla comunità scientifica per incentivare lo studio del fenomeno di contaminazione biologica, soprattutto in relazione al campo di ricerca di vita extraterrestre, ed evitare di corrompere i risultati di future ricerche.

"Possiamo solo speculare su quali tipi di organismi potrebbero essere incontrati se gli astrobiologi dovessero trovare la vita" ha dichiarato Ricciardi, suggerendo che "le forme di vita più plausibili sarebbero microbiche e probabilmente assomiglierebbero ai batteri".

I ricercatori, per quanto il rischio di contaminazione sia decisamente basso, a causa delle condizioni estreme dello spazio che rendono arduo, per un organismo, resistere esternamente ai velivoli spaziali, raccomandano cautela, soprattutto per l’impatto negativo sperimentato sulla Terra, a causa di specie invasive.

"Le invasioni biologiche sono state spesso devastanti per le piante e gli animali in questi sistemi" fa notare Ricciardi e continuando "Noi sosteniamo che i pianeti e le lune potenzialmente contenenti vita dovrebbero essere trattati come se fossero sistemi insulari".

Per avvalorare la loro posizione, i ricercatori hanno menzionato l'evento di collisione della navicella spaziale israeliana Beresheet con il suolo lunare, avvenuto nel 2019. Il velivolo trasportava un carico di tardigradi, organismi ben noti per la loro incredibile resistenza a condizioni estreme e per riuscire a sopravvivere nello spazio aperto. Anche se uno studio, di qualche anno più tardi, ha concluso che le creature sono morte nell’impatto, il fenomeno rappresenta un primo “campanello d’allarme” per il rischio di contaminazione biologica.

Le agenzie spaziali globali adottano già politiche per evitare la contaminazione biologica, ma i ricercatori suggeriscono di rendere i protocolli più stringenti ed efficaci, per affrontare un rischio che, con l’avvento dell’era spaziale, diviene sempre più tangibile.

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