Le feci dei vichinghi ci danno informazioni preziose su un parassita umano

Le feci dei vichinghi ci danno informazioni preziose su un parassita umano
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Gli escrementi umani ci raccontano tante storie, dal collasso di una civiltà Maya a una nuova scoperta su un parassita. Grazie al DNA estratto, tra le tante cose, da una latrina utilizzata dai Vichinghi fino a 2.500 anni fa, i ricercatori hanno ricostruito il genoma di uno dei più antichi parassiti umani conosciuti.

Stiamo parlando del tricocefalo (Trichuris trichiura) che vive e si adatta agli esseri umani da almeno 55.000 anni. "Nelle persone che sono malnutrite o hanno un sistema immunitario compromesso, il tricocefalo può portare a malattie gravi", sottolinea lo zoologo Christian Kapel dell'Università di Copenaghen.

Il verme è raro al giorno d'oggi, ma infetta lo stesso quasi un miliardo di persone ogni anno (795 milioni per l'esattezza). "Le uova giacciono nel terreno e si sviluppano per circa tre mesi. Una volta maturate, possono sopravvivere in natura ancora più a lungo, poiché aspettano di essere consumate da un nuovo ospite nel cui tratto digerente si schiuderanno", spiega Kapel.

Nello studio, un totale di 17 diversi campioni antichi (rappresentato da uova, non vermi) sono stati studiati al microscopio. "Durante l'era vichinga e fino al Medioevo, non c'erano condizioni igieniche o servizi igienici e cucina ben separati" e quindi il parassita si diffondeva molto velocemente e, soprattutto, spesso.

Prenderlo oggi è molto raro... almeno nella parte industrializzata del mondo, ma per fortuna sopravvivono all'interno di latrine vichinghe (a proposito, ecco come erano fatte le toilette dei vichinghi).

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