Vivere in Antartide troppo a lungo potrebbe ridurre le dimensioni del cervello

Vivere in Antartide troppo a lungo potrebbe ridurre le dimensioni del cervello
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Alcuni studi fatti su un gruppo di persone di ritorno da uno dei luoghi più estremi del pianeta ha messo in luce, in questi soggetti, una diminuzione di determinate aree del cervello.

L’Antartide è uno dei posti più estremi di questo pianeta ma, forse, è anche uno dei più interessanti da studiare. Molti ricercatori passano molto tempo tra quelle lande ghiacciate per eseguire studi, rilievi e carotaggi. Che sia un ambiente estremo lo dimostrano pochi numeri, per esempio le temperature in Antartide arrivano anche fino a meno cinquanta gradi centigradi, con notti che durano anche per molti mesi. Studiando il cervello di nove persone (di cui cinque uomini e quattro donne) che hanno vissuto per 14 mesi in Antartide, gli scienziati hanno fatto una scoperta molto interessante.

Gli individui studiati hanno avuto una diminuzione, nelle dimensioni, di una particolare regione dell’ippocampo chiamata giro dentato. Questa particolare regione del cervello è legata al pensiero spaziale e alla memoria. Ma le diminuzioni di volume non finisco qui. Anche la materia grigia della corteccia prefrontale ha subito una diminuzione di volume. Questa particolare zona, invece, è legata alla personalità, al processo decisionale e al comportamento sociale. Ciò che è stato osservato a livello di organo ha, però, avuto effetti sulle capacità cognitive dei nove soggetti studiati che, a seguito di altri test, hanno visto una diminuzione della memoria spaziale e dell’attenzione selettiva (la capacità di tralasciare informazioni secondarie e distrazioni quando ci si concentra su un’attività particolare).

Ma quale potrebbe, quindi, essere la causa principale di queste diminuzioni di volume? Sicuramente le temperature estreme ed i lunghi periodi di giorno/notte avranno, probabilmente, influito, come ci spiegano gli scienziati, ma anche la solitudine, l’essere isolati dal mondo, la monotonia e l’assenza di stimoli interessanti durante quei 14 mesi in Antartide. Questa ricerca, anche se effettuata su un numero di soggetti molto piccolo, potrà mettere le basi su studi riguardanti gli effetti che ha la vita in luoghi estremi sulle capacità cognitive degli esseri umani.

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