L'essere volante più grande mai esistito: l'immenso "airone titano" terrore dei dinosauri

L'essere volante più grande mai esistito: l'immenso 'airone titano' terrore dei dinosauri
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Nell’immaginario collettivo, il mito ha giocato un ruolo cruciale nel trasformare semplici errori di valutazione fossili in creature leggendarie. Ma sul nostro pianeta hanno proliferato creature stupefacenti, pur apparendo irreali. Un esempio è l’essere volante più grande mai esistito: Quetzalcoatlus northropi, il gigantesco “airone titano”.

Il Quetzalcoatlus northropi è la creatura volante più grande mai esistita sulla Terra, e date le sue dimensioni, non stenterete a crederlo. Si trattava di uno pterosauro dalla mole immensa, vissuto nel Cretaceo superiore e dominatore dei cieli per milioni di anni.

La specie raggiungeva dimensioni notevoli, attestandosi su un’altezza di 10-11 m, un peso tra i 200-250 kg e un’apertura alare di 11-12 m. Dotato di tali dimensioni non sarebbe stato difficile vederlo banchettare persino con piccoli di altri dinosauri.

Secondo una serie di recenti studi effettuati su resti fossili, sembra che tale creatura, dalle proporzioni di una giraffa adulta, avesse un comportamento simile a quello di un airone moderno, lanciandosi in salti di tre metri per riuscire a spiccare il volo e cacciando prede col lunghissimo becco da specchi d’acqua.

Il suo comportamento “aironeggiante” sulla terraferma differiva, per forza di cose, da quello aereo, che rendeva la sua attitudine simile a quella di un condor odierno, spadroneggiando nei cieli con le sue immense ali e oscurando il sole sul sentiero di fuga delle prede ad ogni picchiata.

Brian Padian, professore e coautore di diversi studi sulla creatura ha dichiarato "Questi antichi rettili volanti sono leggendari, sebbene la maggior parte della concezione pubblica dell'animale sia artistica, non scientifica” e continuando "Questo è il primo vero sguardo alla totalità del più grande animale mai volato, per quanto ne sappiamo. I risultati sono rivoluzionari per lo studio degli pterosauri, i primi animali, dopo gli insetti, ad aver mai sviluppato il volo a motore".

I primi resti di Quetzalcoatlus northropi vennero scoperti nel Parco nazionale di Big Bend in Texas negli anni '70. In seguito le prime ricerche sui resti cominciarono ad analizzare le innumerevoli ossa ritrovate, definendo le caratteristiche anatomico-funzionali della specie di pterosauro gigante.

Nel corso degli anni, grazie alle svariate ricerche condotte sui resti, i ricercatori hanno identificato un’altra specie di pterosauro più piccola che viveva a stretto contatto con il “parente fuori misura”. Gli scienziati l’hanno denominata Quetzalcoatlus Lawsoni, pterosauro della stessa famiglia, ma di dimensioni “ridotte”. La sua apertura alare, infatti, grande quanto un’auto, era di “appena” 4,5 metri.

Dall’analisi dei reperti ossei, i ricercatori sono riusciti ad identificare i comportamenti di questi giganti del cielo. Data la struttura allungata e poco resistente del becco, è improbabile che fossero consumatori di carne, prediligendo piuttosto specie ittiche, invertebrati e anfibi da pescare sotto il pelo dell’acqua.

Gli scienziati hanno svelato anche il “volo impossibile” di tali creature. A causa della loro mole si era ipotizzato che non fossero in grado di volare, ma, grazie a nuove evidenze, il volo è stato acclarato e reso possibile mediante un salto iniziale di circa tre metri.

Per quanto riguarda l’atterraggio, invece, gli animali diminuivano la velocità grazie alle ampie ali membranose, per poi atterrare con piccoli salti delle zampe posteriori. Infine, per stabilizzarsi al suolo, le ali si ripiegavano, permettendo agli arti anteriori di poggiarsi al suolo ed assumere una postura quadrupede, con la quale deambulavano in giro.

Si trattava di creature davvero stupefacenti, i cui studi in merito hanno permesso di scoprire l’abilità degli pterosauri appena nati di spiccare il volo.

Di seguito vi proponiamo una rappresentazione artistica di Quetzalcoatlus ad opera dell’artista James Kuether, mentre nell’immagine di copertina potete ammirare l’opera del paleoartista Johnson Mortimer.

FONTE: Phys
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