Wall Street Journal sui Bitcoin: ecco perché sono una bolla speculativa

Wall Street Journal sui Bitcoin: ecco perché sono una bolla speculativa
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Nella giornata di ieri, è stato pubblicato sul Wall Street Journal un interessante articolo firmato da Spencer Jakab in cui l'autore sostiene che fino a qualche mese fa Bitcoin non era una bolla speculativa, ma che poi lo è diventata e a quanto pare è scoppiata.

In particolare, l'articolo del WSJ va ad analizzare la storia della criptovaluta più famosa dalla sua nascita fino ai recenti crolli, cercando di capire cosa sia successo. Un anno fa il Bitcoin valeva attorno ai 16.000 euro e ora viaggia imperterrito a un trend negativo che lo ho portato ai 2782 euro odierni. Prima di esprimere la sua tesi, l'autore descrive le varie "correnti di pensiero" che ci sono online, ovvero coloro che hanno investito inizialmente nella criptovaluta e ora si sono ricreduti sull'effettiva possibilità di guadagno e coloro che invece attendono fiduciosi un nuovo periodo d'oro, affermando che i crolli sono solamente "fisiologici".

Il Wall Street Journal tiene a precisare che una bolla non è definita dalla frequenza o dalla portata dei crolli, bensì da diversi fattori legati alla speculazione effettuata sul mercato. Negli scorsi mesi, vari esperti di bolle speculative avevano dichiarato che il Bitcoin non aveva ancora raggiunto i giusti criteri per poter entrare in questa categoria.

Nel 2018, però, qualcosa è cambiato. Vikram Mansharamani, professore dell'Università di Harvard, ha definito quali sono i criteri che una bolla deve rispettare per essere considerata tale: partecipazione diffusa, reflexivity (termine coniato da George Soros che descrive un mercato in cui i prezzi salgono e scendono senza avere alcuna "ancora" nella realtà oggettiva) e la cieca fiducia degli investitori.

Ebbene, stando al Wall Street Journal, tutti questi criteri sono stati soddisfatti dal Bitcoin. Infatti, se inizialmente la criptovaluta era poco diffusa e conosciuta, ora è diventata abbastanza popolare e la partecipazione è diffusa. Inoltre, molte aziende (come la fallita Giga Watt) hanno acquisito valore senza alcuna "ancora" nel mondo reale, ma solamente perché operavano in un mercato ritenuto "innovativo" (stessa cosa avvenuta a fine anni '90 con la bolla delle dot-com). Inoltre, gli investitori nella criptovaluta non solo erano/sono troppo sicuri, ma addirittura "sprezzanti" rispetto a coloro che "non capiscono la nuova tecnologia innovativa".

In conclusione, il Wall Street Journal ricorda però come Amazon fosse data per spacciata diversi anni fa e poi abbia in realtà conquistato il mercato. Tuttavia, l'autore lascia intendere come, nonostante questo, difficilmente il Bitcoin avrà una simile sorte.

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